Mer 20 Dic 2017 | Categoria: Il nostro mercato

Ddl Concorrenza: cambiamenti in atto lungo la filiera della farmacia

 
Il dibattito sulla prospettiva futura della farmacia rimane vivo dopo la recente conversione del Ddl Concorrenza nella legge n.124 del 2017, che ha aperto la titolarità delle farmacie private anche alle società di capitali entro il tetto numerico del 20% delle farmacie della stessa regione, controllabili direttamente o indirettamente da parte di un medesimo soggetto.
Secondo le nuove disposizioni, la direzione della farmacia deve essere affidata solamente al farmacista, anche se non socio dell’attività medesima e i soggetti potenzialmente interessati ad acquisire le farmacie potranno essere sia operatori di filiera che soggetti esterni quali ad esempio distributori intermedi (grossisti e cooperative), banche, aziende del mondo del benessere e soggetti presenti nell’ambito dell’attività ambulatoriale.
La pianta organica delle farmacie potrebbe essere una barriera all’ingresso per gli operatori della Gdo. Inoltre compagnie assicurative e fondi di investimento potrebbero essere interessati ad acquistare le farmacie indipendenti.

Grossisti e cooperative, attori che si trovano a monte della filiera distributiva del farmaco e del parafarmaco, già da tempo stanno vivendo un processo di evoluzione volto alla ricerca di soluzioni di efficienza per contenere l’impatto sulla propria marginalità dovuto alla riduzione della spesa del Sistema Sanitario Nazionale.
Come dichiarato in un’intervista per Federsalus da Paolo Bertozzi, partner della società di consulenza TradeLab e docente di marketing presso l’Università Iulm di Milano: “Le soluzioni che questi attori hanno ricercato sono diverse: crescita dimensionale attraverso operazione di fusione e acquisizione per realizzare economie di scala dovute al raggiungimento di una massa critica in termini di copertura del mercato e capacità d’acquisto, integrazione verticale a valle attraverso operazioni di affiliazione contrattuale (networking) delle farmacie che comportano un aumento del servizi offerti (e quindi dei costi) oppure razionalizzazione dei servizi distributivi (riduzione della frequenza delle consegne, remunerazione su consegne frazionate, minimo d’ordine)”.

Alla luce dei suddetti processi si riscontrano quindi diverse forme aziendali lungo la filiera: grossisti tradizionali oppure integrati a valle, cooperative classiche, integrate e relativi network, network indipendenti di marketing, catene proprietarie e in franchising. A ciascun modello poi corrispondono maggiori o minori funzioni che vengono svolte in modo centralizzato dagli acquisti fino al marketing (fonte: TradeLab).
Alla fine del 2017 si contano oltre 29 network: 10 di cooperative, 6 di grossisti, 13 di farmacie indipendenti e di una catena, quella di LloydsFarmacia. Un farmacista su 3 ha dichiarato infatti di essere affiliato a un network o associato a cooperative (fonte: TradeLab Network Outlook 2017).

Ma qual è il profilo della farmacia che appartiene a un network e quali sono invece le caratteristiche della farmacia che non è ancora aggregata? A questa domanda ha risposto l’analisi condotta da New Line e presentata in occasione del corso Federsalus dell’11 ottobre a Milano. Lo studio ha segmentato le farmacie italiane per regione in base al potenziale di fatturato. L’analisi va letta nell’ottica del potenziale investitore partendo dal presupposto che nuovi soggetti investitori potrebbero essere interessati alle farmacie a più alto potenziale mentre quelle in crisi dovrebbero essere assorbite da chi ne detiene il debito come ad esempio i distributori intermedi. Se si escludono dall’analisi, in quanto possono rappresentare una barriera all’ingresso dei capitali, i network consolidati e, in particolare quelli a più alta coesione, che prevedono cioè un coinvolgimento stretto con gli associati grazie alle politiche di fidelizzazione, emerge una fotografia interessante: le farmacie a più alto potenziale, ma anche quelle a più basso potenziale, probabilmente perché cercano supporto dalla rete, sono già parte di una aggregazione.

 

“Restano escluse da forme di aggregazione con regole di appartenenza forti le farmacie a potenziale medio e medio alto che per prime potrebbero essere oggetto di interesse da parte delle società di capitali”, ha sottolineato nell’intervista per iFARMA la Dr.ssa Elena Folpini, direttore generale di New Line Ricerche di Mercato.
 
Ripartizione regionale delle farmacie in funzione del potenziale: esclusi i network
Fonte: New Line Ricerche di Mercato
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Lo scenario che si profila nel breve-medio periodo, continua Paolo Bertozzi, è caratterizzato da “una elevata varietà di soluzioni e di reti. Non tutte le farmacie sono in vendita e tutti vogliono le stesse farmacie (il cui prezzo quindi salirà). Quindi difficilmente ci saranno “catene pure”, ma quasi tutti gli operatori lavoreranno con reti miste fatte di farmacie di proprietà, farmacie affiliate (con un contratto di franchising che dovrà essere piuttosto vincolante e in cambio dovrà dare servizi di elevato valore per il farmacista, condizione questa non scontata al momento) e farmacie clienti indipendenti. Nessun distributore (grossista o cooperativa) potrà sostenere i volumi necessari all’efficienza logistica con la sola rete diretta. Una varietà sostenuta anche dall’industria (che al momento premia le grandi farmacie indipendenti con condizioni commerciali e servizi superiori a quelle dei distributori) per la quale una distribuzione concentrata rappresenta un innalzamento del rischio commerciale. Lo stesso modello della rete delle reti proposto dall’attuale dirigenza di Federfarma è uno dei modelli teorici (molto complesso e difficile da realizzare e soprattutto da sostenere nel tempo) ma non l’unico possibile”.

“La centralizzazione delle funzioni di marketing e di business intelligence possono rendere i network veramente competitivi”, sottolinea Elena Folpini, con un ruolo strategico per le farmacie associate e ampie opportunità per gli integratori alimentari legate alla possibilità di adottare un linguaggio comune.