Ven 26 Gen 2018 | Categoria: Salute

Presentati alla stampa i risultati della terza indagine di settore

Qualità dei prodotti, competenza degli addetti, investimenti in innovazione ed export sono gli asset su cui il settore degli integratori alimentari fonda la sua crescita. È quanto emerge dall’annuale indagine di settore “La filiera italiana dell’integratore alimentare” a cura del Centro Studi FederSalus giunta alla sua terza edizione. 

Il mercato degli integratori alimentari segna una crescita media delle vendite del 7,3% nel 2017, costituendo un giro d’affari nazionale di quasi 3 miliardi di euro nei canali farmacia e GDO. La stima relativa al fatturato industriale del settore risulta pari a 2.385 milioni di euro, per un totale di 19.977 addetti. Il valore espresso dalla compagine delle aziende associate a FederSalus, che rappresenta circa il 50% dell’intero comparto, è stimato in 1.186 milioni euro con 10.583 addetti occupati. È lo scenario rilevato dalla terza indagine di settore (2017) “La filiera italiana dell’integratore alimentare” a cura del Centro Studi FederSalus, un punto di riferimento a livello nazionale per la comprensione delle dinamiche della filiera del settore in Italia.

L’indagine fotografa un comparto solido e in crescita. Il valore degli investimenti espresso dalla compagine delle aziende associate, con il 50% delle aziende che reinvestono fino al 10% del fatturato degli integratori alimentari, è di circa 119 milioni di euro.

A sostenere gli investimenti ci sono le misure introdotte dal Governo con il piano Industria 4.0. Tra gli incentivi governativi utilizzati dalle aziende: le misure di superammortamento e iperammortamento, volte a supportare gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, il credito di imposta, come misura volta a stimolare l’attività di ricerca e sviluppo per l’innovazione di processi e prodotti, e il Patent Box che ha interessato il 24% delle aziende rispondenti, la maggioranza delle quali ha presentato domanda proprio per la categoria degli integratori alimentari. 

L’indagine delinea sulle aziende rispondenti una forte presenza femminile tra gli addetti, con il 55% della forza lavoro composta da donne e caratterizzato da un alto livello di istruzione: conta in base ai rispondenti il 56% di laureati, con prevalenza di formazione in ambito scientifico. Le aziende rispondenti dichiarano di ricercare principalmente personale con competenze tecnico – scientifiche di “Progettazione e sviluppo formulativo degli integratori” (43,6%) e di “Impiego degli integratori alimentari in ambito medico” (34,2%). Le competenze più difficili da reperire riguardano ancora aree tecnico–scientifiche e in particolare profili che abbiano conoscenze specifiche di “Biochimica degli integratori alimentari” (54,1%), di “Impiego degli integratori alimentari in ambito medico” (53,3%), di “Economia e management degli integratori alimentari” (53,3%).

Un ruolo importante è svolto dal contoterzismo: le aziende specializzate in ricerca, sviluppo e produzione in conto terzi rappresentano il 16% del fatturato industriale dell’intero comparto. Il resto del fatturato del settore è appannaggio per l’11% delle aziende di materie prime e per il 73% delle aziende a marchio. Il contoterzismo rappresenta un sistema virtuoso tipicamente italiano generatosi per ragioni di natura normativa e dalla necessità di differenziare la produzione di farmaci da quella degli integratori alimentari.

L’industria degli integratori alimentari guarda con positività ai mercati esteri per rispondere al meglio alle sfide del futuro. Il peso del fatturato che deriva dall’export, tra i motori della crescita del settore, è sempre più importante. La terza indagine conferma il trend di crescita delle attività estere, il 74,6% delle aziende rispondenti dichiara infatti di aver aumentato le esportazioni. Complessivamente sul totale fatturato industriale delle aziende associate la quota generata dalle attività verso i mercati esteri vale circa il 21%, con un valore dell’export pari a circa 250 milioni di euro. I paesi più ambiti in prospettiva, oltre all’area euro, sono Russia, Cina e Nord America. Un importante aspetto riguarda le modalità attraverso cui le aziende operano nei mercati esteri, quasi il 30% delle rispondenti dichiara di essere direttamente presente sul territorio, questo segnala una tendenza a strutturarsi in loco con l’obiettivo di superare le barriere in entrata. 

A sostegno della crescita del comparto vi è infine la relazione con il medico e il farmacista, che riconoscono all’integratore alimentare un importante ruolo nella prevenzione primaria e li consigliano ai loro pazienti-utenti. La farmacia, si conferma canale di elezione per l’acquisto di integratori alimentari, con un fatturato pari a 2.572 milioni.