mer 10 luglio 2019 | Categoria: Noi per Voi

A vent’anni dalla sua nascita, FederSalus conferma il ruolo sociale dell’integratore alimentare, protagonista di un percorso evolutivo verso la sostenibilità del SSN

Nell’anno in cui si celebrano i venti anni dell’attività associativa, FederSalus ha scelto di guardare al futuro del settore partendo dalla comprensione delle attuali dinamiche del comparto in cui convivono prodotti di più largo consumo con prodotti correlati ad esigenze di salute molto specifiche, intermediati da figure professionali come medico e farmacista.

Un contesto non cristallino in cui la reputazione degli integratori alimentari è messa costantemente alla prova dalle numerose informazioni fuorvianti che circolano tra stakeholder, media e istituzioni, fake news cui diventa fondamentale rispondere attraverso l’attestazione di una specifica identità essenziale per superare i limiti di regolamenti studiati per l’alimento e che non riconoscono la specificità dell’integratore.

In un percorso di attesa discontinuità del welfare sanitario non più in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di salute dei cittadini sempre più anziani, l’affermazione di un nuovo modello basato sull’applicazione di strategie preventive offre agli integratori alimentari l’opportunità di svolgere un ruolo importante nel contribuire alla salute delle persone e nel determinare significativi risparmi ai sistemi sanitari.

Sono stati questi gli ingredienti che hanno animato la Convention annuale, svoltasi a Roma, aperta da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis che ha presentato il Rapporto Censis “Il valore sociale dell’integratore alimentare” dal quale è emerso un consumatore in prima linea nelle scelte determinanti per la propria salute e deciso, grazie anche al consiglio attivo di medici e farmacisti, a inserire l’integratore alimentare nel paniere dei beni essenziali, in un contesto di massima attenzione alla spesa familiare (negli ultimi 10 anni – 2008-2018 – i consumi sono cresciuti del 126% mentre la spesa complessiva delle famiglie, nello stesso periodo, è calata dello 0,8%).

In un contesto sociodemografico sempre più orientato verso l’autoregolazione della salute a partire dall’assunzione di stili di vita sani per prevenire la comparsa di malattie, emerge chiara la possibilità di risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale. Secondo Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale RBM Assicurazione Salute S.p.a., in uno scenario tendenziale a 20 anni (2045), il risparmio potrebbe toccare quota 12 miliardi di euro, pari a quasi il 30% della spesa dedicata ai servizi sanitari.

La sostenibilità sanitaria si intreccia con il dilagare delle cronicità e con la necessità di sostenere l’universalità dell’accesso sanitario attraverso un cambio di paradigma orientato verso una medicina d’iniziativa in grado di andare incontro al cittadino prima che le patologie si manifestino o si aggravino, garantendo interventi adeguati e differenziati in rapporto al livello di rischio, puntando anche sulla prevenzione.

È di questo avviso il Prof. Giorgio L. Colombo del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Pavia, che ha parlato di nutrieconomia con un focus sulla situazione della regione Lombardia, dove la gestione delle cronicità, tipiche dei pazienti anziani, assorbe la maggior parte delle risorse stanziate e, in cui, anche da questo punto di vista, la prevenzione potrebbe giocare un ruolo fondamentale sia nel contenimento dei costi attraverso la riduzione dei fattori di rischio di specifiche patologie ad alto impatto socioeconomico, sia per evitarne la cronicizzazione o ritardarla quanto possibile, confermando così all’integratore un ruolo attivo in questo scenario e un valore sociale di primo piano.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda di discussione alla quale hanno preso parte il Presidente del Banco Farmaceutico, Sergio Daniotti, che ha annunciato l’estensione agli integratori alimentari della tradizionale raccolta di medicinali da destinare a chi è in difficoltà, grazie all’accordo siglato con FederSalus, ed il Professor Carlo Ranaudo, esperto di Farmacoeconomia ed Economia Sanitaria e docente all’Università degli Studi Salerno, che ha sottolineato l’importanza di riflettere sulla comunicazione con i professionisti della salute.

 

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