mer 1 maggio 2013 | Categoria: Cosa c'è di nuovo

Farmaci e integratori a base vegetale: un mix che richiede conoscenza

Anche se è da tempo argomento di studio, l’interazione tra farmaci ed integratori a base vegetale non è un argomento di cui si parla spesso. Il tema è motivo di grande attenzione ed approfondimento, oggi più che in passato, alla luce della sempre maggior diffusione tra la popolazione del consumo di integratori alimentari a base vegetale, anche in soggetti affetti da malattie croniche ed in concomitanza con altre terapie. Sono numerosi gli studi realizzati, l’ultimo dei quali è stato recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Clinical Practice.

Condotto congiuntamente da studiosi americani e cinesi, la review scientifica ha preso in considerazione le evidenze emerse dalla letteratura in merito alle interazioni farmacologiche tra farmaci ed estratti vegetali, evidenziando come la loro interazione rischia di mettere in discussione l’efficacia stessa della terapia farmacologica. A partire dai 461 articoli individuati, sulla base di alcuni criteri di esclusione, gli studiosi hanno analizzato 85 articoli di cui 31 originali (16 studi clinici, 9 studi osservazionali, 6 studi sugli animali) e 54 review.

Lo studio ha documentato che 5 erbe/prodotti a base vegetale hanno fatto registrare il maggior numero di interazioni con singoli farmaci. Si tratta dell’Iperico (Hypericum perforatum), del Gingko Biloba, della Kava (Piper methysticum – vietata in Italia), della Digitale (Digitalis purpurea – vietata in Italia) e del Salice bianco (Salix alba).

I farmaci che interagiscono maggiormente con gli estratti erbali sembrano essere quelli per le patologie del sistema nervoso centrale, cui seguono quelli per il sistema cardiovascolare e i farmaci antinfettivi sistemici.  Nello specifico i farmaci che più di altri interagiscono con le erbe/integratori alimentari sono il warfarin, l’insulina, l’aspirina, la ticlopidina e la digossina.

Complessivamente 59 tra integratori alimentari e prodotti a base vegetale risultano essere controindicati in pazienti con specifiche condizioni di malattia (patologie gastrointestinali, neurologiche, disturbi renali/genito-urinari, malattie neoplastiche, patologie del fegato/cistifellea/dotti biliari, malattie cardiovascolari). L’ Echinacea, la Yohimbe (non ammessa in Italia) e i Semi di lino sono tra i prodotti erboristici che manifestano più effetti collaterali documentati. In particolare, i semi di lino hanno controindicazioni documentate se associati a disturbi gastrointestinali quali diarrea acuta o cronica, stenosi esofagea, malattia infiammatoria intestinale, ipertrigliceridemia e cancro alla prostata. L’Echinacea è controindicata nei pazienti con artrite reumatoide, lupus eritematoso, tubercolosi e HIV. La Yohimbe non può essere assunta dai soggetti con ansia, disturbo bipolare, depressione, mania e schizofrenia, ma anche nei soggetti con Ipertrofia Prostatica Benigna e malattia renale.

Questo studio, seppur realizzato su un numero circoscritto di sostanze, sottolinea quanto sia importante che gli operatori sanitari, dai Medici di Medicina Generale agli specialisti, prestino maggiore attenzione rispetto al consumo in associazione di farmaci e integratori (soprattutto nei malati cronici) e richiede un maggiore impegno nello stabilire un corretto dialogo con il proprio paziente per prevenire eventuali eventi avversi. Quello che gli autori sottolineano è che di base non c’è alcuna controindicazione generale sull’uso di integratori alimentari in caso di terapia farmacologica, ma c’è la necessità di maggiore consapevolezza sull’uso dei prodotti a base naturale, che agli occhi del paziente possono risultare “innocui” proprio perché “naturali”.

Sul fronte della sicurezza, l’Istituto Superiore di Sanità ha organizzato il corso “Riconoscimento e segnalazione di reazioni avverse da prodotti di origine naturale” in programma dal 6 all’8 maggio, rivolto agli operatori del SSN impegnati nel settore della farmacovigilanza. Obiettivo condiviso dal Direttore Scientifico, la Dott.ssa Francesca Menniti-Ippolito, e dalla Segreteria Scientifica coordinata dal Dott. Roberto Raschetti, entrambi del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’ ISS, è fare cultura sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale, fornendo ai partecipanti gli strumenti necessari per valutare le segnalazioni spontanee di reazioni avverse da prodotti di origine naturale, stabilire il nesso di causalità tra l’assunzione di tali prodotti e l’insorgenza dell’evento, promuovere e organizzare campagne informative sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale.

In attesa della definizione dei Claims sui Botanicals a livello europeo, il Ministero della Salute ha voluto garantire un elevato livello di tutela del consumatore emanando il Decreto 9 Luglio 2012, che elenca le sostanze di origine vegetale ammesse nella preparazione degli integratori alimentari, prevedendo, per talune specie, l’obbligo di seguire le avvertenze e fissando dei valori massimi per taluni ingredienti caratterizzanti. Nel caso del Gingko Biloba, ad esempio, nell’avvertenza del Ministero si legge che se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici è necessario consultare il medico prima di assumere il prodotto. Il suo uso è inoltre sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento. Per il Glycine Max (L.) Merr. l’avvertenza indica il massimo dosaggio consentito: “l’apporto giornaliero di isoflavoni, da indicare in etichetta, non deve superare gli 80 mg”. Anche per l’Hypericum Perforatum L. l’avvertenza fissa in 0,7 mg l’apporto giornaliero massimo consentito. Si raccomanda inoltre di consultare il medico perché questo prodotto può interferire sul loro metabolismo inibendone anche l’attività. L’estratto di iperico, infine, è controindicato in età pediatrica e nell’adolescenza. Da sempre attente alla tutela della salute del consumatore, le aziende produttrici seguono rigorosamente le indicazioni e le avvertenze indicate dal Ministero della Salute.

Guardando all’Europa in un’ottica di sicurezza ed armonizzazione delle legislazioni nazionali, le Autorità competenti di Italia, Francia e Belgio, che hanno un approccio simile per l’impiego dei Botanicals negli integratori, stanno portando avanti il progetto BELFRIT, dalle iniziali dei loro nomi (BEL-gio, FR-ancia, IT-alia). Il primo obiettivo del progetto è la definizione di una lista comune di piante ammissibili negli integratori alimentari. Tale lista, valutata negli aspetti scientifici da esperti di ciascun Paese, è stata presentata a Roma il 18 aprile in occasione dell’International Conference “Botanicals in Food Supplements” ed identifica con precisione le piante che possono essere impiegate nella produzione degli integratori alimentari, indicando nel contempo quali markers monitorare in fase di produzione.

Le Autorità coinvolte lavorano nella consapevolezza che il progetto BELFRIT, abbinato ad altri strumenti tecnici e normativi, possa rappresentare una soluzione pragmatica ai dubbi e agli interrogativi sollevati dall’impiego dei Botanicals.

 

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