mer 29 gennaio 2020 | Categoria: Cosa c'è di nuovo

Il ruolo della Vitamina K sulla mobilità degli anziani

La perdita dell’autosufficienza e della mobilità è una tra le problematiche legate all’invecchiamento più diffuse e di più difficile gestione: dati ISTAT hanno rilevato che in Italia sono circa due milioni gli anziani in condizione di disabilità che vivono in famiglia, ed oltre 300.000 gli anziani ospiti nelle strutture residenziali.[1]

La condizione di perdita della mobilità e di indipendenza motoria negli anziani è stata recentemente associata ai bassi livelli ematici di vitamina K, secondo quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori del centro di ricerca sulla nutrizione umana Jean Mayer dell’USDA alla Tufts University, pubblicato lo scorso maggio sul Journal of Gerontology: Medical Sciences.[2]

La vitamina K è risultata essere implicata nelle malattie croniche associate ad un aumentato rischio di disabilità motoria, come l’artrosi e le malattie cardiovascolari, ma la ricerca per comprendere il suo ruolo effettivo sulla mobilità degli anziani è ancora agli inizi. Questo studio è il primo ad essere stato sviluppato per valutare l’associazione tra biomarcatori dei livelli di vitamina K e l’insorgenza della limitazione della mobilità e della disabilità motoria negli anziani.

Lo studio ha utilizzato i dati di 635 uomini e 688 donne di età compresa tra 70 e 79 anni che hanno partecipato al progetto Health, Aging, and Body Composition (Health ABC), nel quale la mobilità è stata valutata ogni sei mesi per sei-dieci anni attraverso visite cliniche annuali e interviste telefoniche nei periodi intermedi. Per la presente analisi, i ricercatori hanno definito come condizione di limitazione della mobilità due rapporti semestrali consecutivi con riscontrata  difficoltà a camminare per un quarto di miglio o a salire 10 gradini senza riposo e come condizione di disabilità motoria due rapporti semestrali consecutivi  con riscontrata elevata difficoltà o totale incapacità a camminare o a salire/arrampicarsi sullo stesso numero di gradini.

Sulla base di precedenti studi che avevano scoperto la relazione tra bassi livelli di vitamina K nel sangue, bassa velocità nella deambulazione e un maggiore rischio di osteoartrite, il nuovo studio ha preso in esame due biomarcatori: i livelli circolanti (fillochinone) e la quantità funzionale di vitamina K (plasma ucMGP). Partendo dai dati dei partecipanti al progetto Health ABC, il nuovo studio ha rilevato che negli anziani con bassi livelli di vitamina K nel sangue vi era un rischio maggiore di sviluppare limitazioni della mobilità e disabilità motorie. In particolare, gli anziani, sia uomini sia donne, con bassi livelli circolanti di vitamina K avevano una probabilità superiore di circa 1,5 volte di sviluppare una limitazione della mobilità e quasi il doppio delle probabilità di sviluppare disabilità motoria rispetto a quelli con livelli sufficienti.

In uno scenario di progressivo invecchiamento della popolazione e di relativo aumento delle patologie croniche, emerge l’importanza di studi come questo, mirati a individuare i fattori di rischio della perdita di autosufficienza motoria. I bassi livelli di vitamina K sono stati associati all’insorgenza di malattie croniche che portano alla disabilità. Tuttavia, i livelli dei biomarcatori utilizzati per rilevare lo stato ematico della vitamina k potrebbero essere influenzati da altri fattori, più o meno noti. Saranno necessari ulteriori esperimenti per comprendere i meccanismi dei biomarcatori e della vitamina K e il loro ruolo sulla mobilità.

I livelli ematici di vitamina K riflettono la quantità di vitamina K assunta attraverso la dieta. Le principali fonti alimentari di vitamina K includono verdure a foglia verde come spinaci, cavoli e broccoli e alcuni prodotti caseari. Per un adulto medio, una tazza di spinaci crudi fornisce 145 microgrammi (mcg) di vitamina K1, pari al 181% del valore giornaliero; una tazza di cavolo crudo fornisce 113 mcg (141%) e mezzo bicchiere di broccoli bolliti tritati fornisce 110 mcg (138%).

Il Centro di ricerca sull’invecchiamento umano Jean Mayer USDA della Tufts University ha studiato per circa trenta anni il rapporto tra corretta alimentazione e mantenimento dello stato di salute durante l’invecchiamento. I ricercatori della Tufts collaborano con le agenzie federali per stabilire le Linee Guida sull’Alimentazione, i Livelli di consumo alimentare di riferimento e altre importanti politiche pubbliche.

[1] AGENAS, 10° Supplemento al numero 30 2012 di Monitor. Trimestrale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali

[2] Shea, M. K., Kritchevsky, S., Loeser, R., Booth, S. L. (2019). Vitamin K status and mobility limitation and disability in older adults: the Health, Aging, and Body Composition Study. Journal of Gerontology: Medical Sciences. doi: 10.1093/gerona/glz108

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