mer 1 maggio 2013 | Categoria: Cosa c'è di nuovo

Indicazioni salutistiche per probiotici e Botanicals: la rivista Nature si schiera a favore della necessità di Claims basati su evidenze scientifiche

Uno yogurt al giorno può davvero migliorare le nostre difese immunitarie? E utilizzare l’olio d’oliva per cucinare può favorire il mantenimento dei livelli di colesterolo ‘buono’ nel sangue?

Con questa premessa la rivista scientifica Nature ha proposto ai suoi lettori, lo scorso gennaio, un editoriale sul tema delle indicazioni salutistiche utilizzate nella commercializzazione degli alimenti, sulle quali le aziende non hanno ad oggi fornito concrete prove scientifiche per convincere gli esperti dell’EFSA chiamati a pronunciarsi sulla loro validità e, di conseguenza, possibilità di utilizzo di suddette indicazioni. Per risolvere la questione la Commissione europea ha preannunciato una serie di misure che dovrebbero essere adottate entro la fine di quest’anno. Alla luce di ciò molte aziende alimentari, consapevoli di possibili future controversie, stanno già operando un ridimensionamento dei Claims indicati sulle confezioni dei loro prodotti.

Persino le parole ‘probiotico’ e ‘antiossidante’ quindi, in assenza di una conferma sull’attribuzione di specifici benefici per la salute, potrebbero essere destinate a scomparire dalle etichette di prodotti alimentari e integratori.

Ad oggi, delle 2.927 indicazioni sulla salute esaminate dall’EFSA, solo 222 sono state confermate. Un approccio estremamente rigoroso e restrittivo che sta mettendo in seria difficoltà l’industria.

Resta ben noto ma tuttora in stand-by l’aspetto relativo all’inquadramento dei Claims sui Botanicals. Sono in attesa di una valutazione da parte dell’EFSA circa 2.000 indicazioni nutrizionali e salutistiche sugli integratori di origine vegetale, per i quali i produttori invocano il riconoscimento del valore della tradizione d’uso, analogamente a quanto previsto dalla direttiva 2004/24/EC per i farmaci vegetali tradizionali: in questo caso l’efficacia è supposta attraverso le evidenze date dall’impiego tradizionale delle sostanze vegetali contenute nel medicinale.

Spetta al commissario UE per la salute, Tonio Borg, decidere se i prodotti a base di estratti vegetali in commercio debbano essere trattati, secondo quanto riportato nell’editoriale di Nature, “con una simile clemenza”; sta di fatto che “la decisione è stata vergognosamente posticipata”. Il punto di vista di Nature è che il nuovo commissario dovrà fare chiarezza sul tema dei Botanicals “respingendo con fermezza le iniziative volte a indebolire la richiesta di prove scientifiche” per convalidare un Claim. Analogamente a quanto già sta facendo l’industria alimentare per i fermenti lattici contenuti nello yogurt, secondo Nature anche le aziende produttrici di prodotti a base vegetale dovrebbero adeguarsi alle norme lanciando degli studi clinici randomizzati controllati in doppio cieco con lo scopo di validare i Claims. Pur trattandosi di una procedura onerosa e costosa, “è il prezzo che deve essere pagato per partecipare ai giochi”.

L’investimento per produrre evidenze scientifiche volte a provare l’efficacia di un Claim è un investimento che il settore non vuole sostenere, non solo per l’onerosità che un trial clinico comporterebbe, quanto piuttosto per il tipo di prova scientifica richiesta, scrive Nutraingredients replicando a Nature. Posizione sostenuta da alcune considerazioni sostanziali: il trial randomizzato e controllato risulta essere particolarmente limitato sia a causa degli alti costi e del basso numero di soggetti coinvolti sia perché è impossibile controllare i fattori della dieta che possono andare a incidere sugli output del trial stesso, che potrebbero pertanto non dare i risultati attesi.

Proprio a causa di questi e altri elementi la Commissione europea sta coinvolgendo gli Stati membri in questo acceso dibattito per la definizione del più adeguato quadro normativo, al fine di garantire la qualità e la sicurezza di questi prodotti.

 

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