mer 29 gennaio 2020 | Categoria: Noi per Voi

Industria nutraceutica globale e italiana: nuove sfide e best practice

Nel corso dell’ultimo decennio, l’industria nutraceutica globale ha registrato una crescita sorprendente. In particolare, la crescita del mercato nutraceutico italiano, attualmente il più grande in Europa, ha accompagnato quello del resto del mondo. Il caso dell’Italia è esemplare ed è al centro dello studio internazionale, di recentissima pubblicazione, a firma di Mario Pagliaro, ricercatore chimico dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati, CNR, con esperienza pluriennale nel campo della ricerca della nanotecnologia e della scienza dei materiali. Lo studio, Italy’s nutraceutical industry: a process and bioeconomy perspective into a key area of the global economy[1], mostra come lo sviluppo dell’industria nutraceutica italiana possa guidare altri paesi a far crescere le industrie nutraceutiche nazionali rendendole risorse industriali chiave nella bioeconomia emergente.

Stando proprio ai dati diffusi da FederSalus durante la XX Convention[2], l’industria nutraceutica italiana è la più grande in Europa, con una quota di mercato del 23% e ricavi per € 3,3 miliardi nel 2018, seguita da Germania (13% di quota di mercato), Francia (9%), e Regno Unito (8%). Per l’82% dei consumatori italiani di prodotti nutraceutici, la raccomandazione arriva proprio da medici e farmacisti2. Sebbene a livello internazionale non ci sia ancora una definizione unanime e concorde di “nutraceutici”, la parola nutraceutica è oggi comunemente usata per riferirsi a “prodotti nutrizionali che forniscono benefici per la salute”, utili a bilanciare stili di vita e apporti nutrizionali spesso inappropriati e per situazioni specifiche quali intensa pratica sportiva, gravidanza o post-menopausa.

Sul sito dell’European Nutraceutical Association i nutraceutici sono definiti prodotti nutrizionali che forniscono benefici per la salute contenenti nutrienti (parzialmente in forma concentrata) e per lo più assegnati alla categoria alimentare. Gli integratori alimentari, infatti, sono un tipico esempio di prodotti nutraceutici. Anche alimenti dietetici e funzionali vengono generalmente annoverati tra questi prodotti[3].

Dallo studio emerge che il caso dell’Italia, con una rilevante industria nutraceutica complementare al farmaceutico esistente, offre tre linee guida importanti per altri paesi determinati a fare dell’industria nutraceutica nazionale una risorsa industriale chiave nell’economia complessiva.

Innanzitutto, si evidenzia la necessità di sostanziale i benefici dei prodotti nutraceutici per la salute con esiti degli studi clinici a supporto. Complice anche l’assenza di una definizione condivisa di nutraceutici, l’utilizzo di questi ultimi è limitato proprio dalla mancanza di dati clinici a dimostrazione della loro efficacia. Questo impedisce l’ottenimento e l’uso sull’etichetta di un’indicazione sulla salute. Pertanto, le aziende nutraceutiche devono impegnarsi a convalidare le indicazioni sulla salute, come è stato fatto, ad esempio, con un recente studio randomizzato a doppio cieco sull’efficacia di un nutraceutico a base lievito di riso rosso (monacolina K 10 mg/dose) più probiotici (Bifidobacterium longum BB536) in pazienti con moderata ipercolesterolemia[4].

Altro esempio riportato nello studio da cui prendere spunto, la scoperta delle proprietà antiossidanti dei biofenoli delle olive, classe emergenti di ingredienti dei prodotti nutraceutici che sembrano svolgere un ruolo importante nel trattamento e nella prevenzione di infiammazione e di numerose malattie croniche mediate dai radicali liberi. A seguito di analisi effettuate su queste componenti, una società americana è riuscita ad ottenere indicazioni sull’efficacia del polifenolo d’oliva nella protezione delle particelle di lipoproteine a bassa densità (LDL) dal danno ossidativo, convalidate dall’EFSA che ha confermato l’esistenza una relazione di causa-effetto tra il consumo di polifenolo di oliva e protezione delle particelle di LDL. Ulteriori indicazioni sulla salute cardiovascolare, la protezione delle articolazioni, la cura della pelle richiederanno studi clinici sull’uomo.

In secondo luogo, l’importanza di adottare una produzione sostenibile e tecnologie di imballaggio avanzate, tipiche dei prodotti farmaceutici. Spinta dagli stessi mega-trend sociali che stanno rimodellando l’industria chimica, anche l’industria nutraceutica di oggi sta adottando sempre più processi di produzione ecologici tipici dell’economia circolare in cui i suoi ingredienti a base biologica sono ottenuti da risorse biologiche precedentemente scartate come rifiuti.

Questo aspetto conduce, infine, al terzo e ultimo importante accorgimento che la case history italiana (ma non solo) suggerisce: investire in una formazione specifica. L’adozione di tecnologie di produzione sostenibili (a emissioni zero e circolari) nell’industria nutraceutica richiede un aumento del numero di laureati con conoscenze e competenze avanzate, specifiche per determinate tecnologie industriali. In un recente sondaggio americano su 600 datori di lavoro si evince una forte discrepanza tra le competenze di cui i datori di lavoro hanno bisogno e il modo in cui gli studenti neolaureati e i dipendenti sono formati[5]. Lo studio suggerisce, quindi, di colmare questa lacuna attraverso lo sviluppo di corsi a breve termine orientati alla pratica così da preparare i laureati a conoscenze e competenze necessarie per eccellere nei numerosi lavori nell’industria nutraceutica.

[1] Pagliaro, M. (2020), Italy’s nutraceutical industry: a process and bioeconomy perspective into a key area of the global economy. Biofuels, Bioprod. Bioref.. doi:10.1002/bbb.2059

[2] Censis, Il valore sociale dell’integratore alimentare, Roma, 20 giugno 2019.

www.federsalus.it/wp-content/uploads/2019/06/Rapporto-Censis-definitivo-1.pdf

[3] Disponibile su www.enaonline.org

[4] Ruscica M, Pavanello C, Gandini S, Macchi C, Botta M, Dall’Orto D et al., Nutraceutical approach for the management

of cardiovascular risk – a combination containing the probiotic Bifidobacterium longum BB536 and red yeast rice extract: results from a randomized, double-blind, placebo-controlled study. Nutr J 18:13 (2019).

[5] Hillman M In: Rae Downs L, Addressing the Skills Gap and New Opportunities in Higher Ed, WCET Frontiers.

wcetfrontiers.org/2019/05/31/wes-poised-skills-gap-withpartner-schools [31 May 2019].

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