lun 26 maggio 2014 | Categoria: Noi per Voi

Internazionalizzazione e integratori alimentari: Leonora Barbiani, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo- Russa analizza l’opportunità di investire nel mercato russo

La Russia è un Paese ricco di opportunità, in cui si osserva una sempre crescente attenzione nella popolazione rispetto ai temi della salute e del benessere cui si collega la crescita della domanda di prodotti e soluzioni in questi settori. Tale scenario non può non attirare gli investimenti delle aziende degli integratori alimentari (BAD in russo), anche in previsione dell’adesione al WTO della Federazione Russa e l’entrata in vigore dell’Unione Doganale. Secondo i dati Euromonitor International, presentati in occasione del seminario sull’internazionalizzazione delle aziende organizzato da FederSalus lo scorso 20 marzo a Milano, il mercato delle vitamine e degli integratori alimentari in Russia ammonta a €1,7 miliardi e ha registrato una crescita del 7,4% nel 2013, con una previsione di crescita media nei prossimi 5 anni del 6%.
"Oggi il mercato degli integratori alimentari è uno dei settori che in Russia presenta enormi potenzialità di sviluppo non avendo ancora raggiunto la maturità che si osserva in altri Paesi”.  Loafferma Leonora Barbiani, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russa intervenuta al Seminario FederSalus che ha dedicato un focus proprio al mercato russo.
 
“Il tasso medio di crescita annuo registrato in Russia dal 2002 al 2011 è di circa il 15% contro un indice a livello mondiale che varia tra 3 e 5% – prosegue Barbiani – E le previsioni che si ipotizzano per il mercato degli integratori alimentari nella Federazione Russa fino al 2016 raggiungono addirittura il +30%. In questi anni si assiste in particolare ad una forte e continua crescita del mercato soprattutto a livello quantitativo, non tanto dei prezzi, fattore dipendente da una sempre maggiore consapevolezza dei consumatori e dal crescente bisogno di benessere fisico così come già avvenuto nelle altre nazioni occidentali”.
 
Il mercato russo beneficia di un aumento della disponibilità di spesa per i consumatori, una maggiore attenzione alla prevenzione e alla cura del corpo ed in generale ad uno stile di vita più sano. I russi sono sempre più coscienti dei benefici che l’assunzione di integratori alimentari e di  vitamine può apportare da cui deriva una crescita della domanda cui oggi rispondono numerose aziende estere attraverso l’export.
 
Anche per gli integratori alimentari si assiste ad una preferenza per i prodotti di importazione, ritenuti più affidabili e di qualità: le importazioni in Russia, infatti, coprono circa il 90% del mercato – osserva Barbiani – Ma ad oggi tra i produttori di integratori presenti sugli scaffali, l’Italia non la fa da padrone, come invece accade per altri settori merceologici come agroalimentare, arredo-design, abbigliamento-moda.
 
I consumatori russi apprezzano particolarmente prodotti che utilizzano ingredienti naturali e tradizionali, percepiti come più sicuri ed efficaci, soprattutto probiotici e acidi grassi, tradizionalmente assunti come rimedi per migliorare la salute generale.
 
Risulta evidente che per le aziende italiane ci siano spazi di manovra: le nostre imprese possono garantire qualità, innovazione, know-how e capacità di ricerca e sviluppo, fattori vincenti per rispondere alle richieste dei consumatori russi – conclude Barbiani – Ricordo che anche gli integratori alimentari sono interessati dal passaggio dal sistema di certificazione nazionale GOST a quello dei Regolamenti Tecnici dell’Unione Doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan; questo, però deve essere vissuto come un’opportunità e non un freno alle esportazioni delle nostre soluzioni, in quanto da una parte rappresenta il tentativo di uniformare le regole di immissione sul mercato per le stesse tipologie di prodotti e dall’altra offre la possibilità di espandersi su un mercato ancora più ampio. Tra l’altro, vorrei ricordare che il mercato russo offre sicure opportunità anche e soprattutto sul fronte degli investimenti produttivi, come per esempio nell’area del Caucaso del Nord, dove sono oggetto di specifico sostegno a livello locale”.
 
Agroalimentare, arredamento/design e abbigliamento/moda sono i settori tradizionali del “Made in Italy” che hanno portato l’eccellenza del nostro Paese in Russia, un mercato chiave in grado di offrire interessanti opportunità alle aziende italiane che puntano sull’internazionalizzazione per crescere e sono alla ricerca di mercati vasti.
 
Superata la fase di recessione del 2009, l’economia russa ha ripreso a crescere con moderazione, trainata da un andamento al rialzo del prezzo degli idrocarburi e da politiche economiche espansive a sostegno della domanda interna. L’economia oggi è in crescita, sebbene nel 2013 il Pil sia salito solo dell’1,4%, il livello più basso dal crollo del 2009 (+3,4 nel 2012 e +4,3 nel 2011) e inferiore alle prime stime di Mosca che puntavano ad un +3,6%. La causa, secondo le dichiarazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Alexei Ulyukayev, riportate dall’agenzia Interfax, sono da ricercare nella recessione di molti partner e negli scarsi investimenti interni.
 
Aldilà dei possibili timori relativi ad un business climate ancora caratterizzato da alcuni rischi strutturali dovuti alle evoluzioni politiche e normative, quello che si prospetta in Russia, per le aziende che vogliono competere sui mercati globali, sono ricche opportunità legate ai cambiamenti del mercato della Federazione Russa e al processo di progressiva diversificazione geografica e settoriale dell’economia del Paese che si sta aprendo anche alle imprese italiane di dimensioni più piccole.
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