I consigli di Fiorenzuoli su integratori e sistema immunitario

mer 7 ottobre 2020 | Categoria: Emergenza COVID-19

Intervista a Fabio Firenzuoli, direttore del CERFIT, Centro di ricerca e innovazione in Fitoterapia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi

Il rafforzamento delle difese immunitarie gioca un ruolo quanto mai centrale soprattutto in questo particolare periodo in cui l’arrivo dell’autunno è legato anche al timore di una possibile riacutizzazione dell’emergenza Covid-19.

Tra sostenitori e detrattori dell’utilità del ruolo degli integratori alimentari in questo ambito, si è concordi che uno stile di vita sano, accompagnato da una dieta equilibrata e da attività fisica costante, rappresenti il punto di partenza per il benessere dell’organismo. Fabio Firenzuoli, direttore del CERFIT, Centro di ricerca e innovazione in Fitoterapia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, nonché Coordinatore del Master in Fitoterapia generale e clinica dell’Università di Firenze, ha risposto ad alcune domande sul supporto che le piante vegetali possono offrire all’organismo. Il Prof. Firenzuoli ne parlerà anche al workshop organizzato da FederSalus in occasione della B/Open che si terrà il prossimo 23 – 24 novembre a Verona Fiere, in cui parteciperà come relatore.  

Ritiene che gli integratori alimentari siano efficaci nella prevenzione e nella preparazione dell’organismo alla stagione fredda? Quali piante o composti raccomanda per rafforzare l’organismo in vista dell’autunno?

Ritengo che in particolare quest’anno, proprio in relazione all’emergenza COVID-19, sia un dovere civico prima di tutto ed ovviamente anche sanitario, adottare tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo il contagio, e in caso di positività, la malattia: distanziamento sociale, mascherine, igiene delle mani, ma anche vaccinazione antinfluenzale, sana alimentazione e stile di vita.  In tutto questo si inserisce certamente anche la possibilità, e secondo me, la razionalità di utilizzare integratori a sostegno del sistema immunitario, in particolare quando si sia ancora sani dal punto di vista delle infezioni virali, e soprattutto per le categorie a rischio, dai bambini ai giovani, agli anziani, ai malati cronici. Come la vaccinazione antinfluenzale e le altre vaccinazioni aumentano comunque anche una risposta generica del sistema immunitario, così anche le piante officinali, ma non solo, aiutano senz’altro il buon funzionamento dello stesso: dall’Astragalus membranaceus all’Echinacea spp. Ma potremmo parlare dei probiotici, lattoferrina, ed alcuni flavonoidi tra i quali quercetina ed esperidina, nonché alcune vitamine. Tutto quelle che può essere di aiuto, senza crear danni, abbiamo il dovere di valutarlo ed eventualmente utilizzarlo, senza paraocchi.

Quali sono i benefici dimostrati attribuibili al consumo di integratori vegetali per le difese immunitarie? Esistono studi scientifici che ne dimostrino l’efficacia?

La letteratura esiste, eccome se esiste, peraltro reperibile da chiunque nelle banche dati “normali”, a disposizione di tutta la comunità scientifica, così come dei detrattori della materia.  Quindi basterebbe leggerla, o meglio studiarla. Peraltro per alcune piante esistono dati ormai consolidati dalla tradizione, dalla ricerca scientifica, nonché da atti regolatori delle autorità sanitarie. Tanto per fermarsi all’Echinacea, certo la più nota, semmai ce ne fosse bisogno, oggi abbiamo revisioni sistematiche della letteratura, che ne confermano il ruolo. Dopo la revisione della Cochrane del 2014, nella quale non c’erano dimostrazioni di efficacia, alla revisione di Shapowal e coll. del 2015 nella quale revisori indipendenti hanno selezionato studi clinici randomizzati e controllati per un totale di 2458 partecipanti: l’Echinacea era associata ad una importante e significativa riduzione del rischio di infezioni respiratorie ricorrenti e loro complicazioni. E poi nel 2015 le conferme anche dalla metanalisi di Wagner e coll. e dalla Monografia dell’ EMA, l’Agenzia Europea per la valutazione dei medicinali nella quale si afferma che l’Echinacea ha un riconoscimento come medicinale vegetale di uso consolidato per la prevenzione e trattamento del raffreddore, che sembra una banalità, in realtà non lo è proprio. Noi abbiamo recentemente pubblicato un paper proponendola pure nel periodo di benessere al fine della riduzione del rischio di infezione da SARS-Cov2 (Firenzuoli et al, J Altern Complement Med. 2020).

Con la riapertura delle scuole, l’interazione tra i più piccoli potrebbe facilitare la diffusione di sindromi influenzali e da raffreddamento. Cosa si può fare per rafforzare le difese immunitarie dei più piccoli e degli anziani che rappresentano, in genere, le due categorie di persone più a rischio, perché più deboli, in questo periodo?

Penso sia molto utile ricorrere innanzitutto ai preparati vegetali che abitualmente vengono utilizzati ai primi segni di raffreddamento, dalla Propoli, al Pelargonio, al Sambuco, al Cistus, ma anche l’Uncaria tomentosa e tante altre, compresi i complessi vitaminici e minerali. Non ultima, come emerge da una nostra recentissima ricerca (Antonelli M et al. Complement Ther Med. 2020) la potenziale sinergia di azione tra un’integrazione con Ginseng e l’uso delle vaccinazioni convenzionali.

Quali le raccomandazioni per l’utilizzo delle piante medicinali? Esistono utilizzi impropri o interazioni con altri farmaci o altri integratori a cui bisogna prestare attenzione?

La prima raccomandazione è senz’altro il buonsenso. Non conviene a nessuno affidarsi alle opinioni o intuizioni personali, bensì seguire quelle che sono le conoscenze più accreditate, e quando queste non fossero adeguate, affidarsi alle indicazioni riportate in etichetta, ed approfittarne magari per andare a studiare. C’è sempre da imparare, per tutti. Quando invece si fosse di fronte ad un paziente, cioè ad un soggetto ammalato, e a maggior ragione se già in terapia con farmaci ad uso cronico, il primo pensiero deve esser quello di informare certo il paziente dei possibili vantaggi delle piante, ma anche di avvertire sempre anche il medico curante, per valutare con lui, adeguatamente, l’assenza di rischi. Complicazioni infatti potrebbero derivare non solo dalla associazione impropria tra erbe e farmaci, ma anche dall’uso stesso di alcune piante in pazienti che possono avere ad esempio insufficienze o patologie di alcuni organi (reni, fegato, ecc.).

Quali sono le figure di riferimento alle quali rivolgersi se si intende incominciare un percorso preventivo a base di integratori alimentari o piante medicinali?

Benché gli integratori siano prodotti di libera vendita, ritengo sempre opportuno che il consiglio di uso venga da una figura professionale quale farmacista, erborista, biologo nutrizionista o medico. Meglio ancora se adeguatamente informati e formati. Riterrei utile che di certe informazioni di base ne potessero fruissero anche altri operatori sanitari quali infermieri, ostetriche, fisioterapisti e dietiste.

 

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