gio 27 febbraio 2020 | Categoria: Persone

Intervista ad Arrigo Cicero, Professore associato del Dipartimento di Scienze tecniche dietetiche applicate dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna

La Società Europea di Ipertensione (ESH) ha recentemente pubblicato un Consensus Paper in cui è stata esplorata l’azione antiipertensiva di alcuni componenti dietetici e i prodotti naturali, con l’obiettivo di individuare quelli con un’azione clinicamente significativa e valutarne l’utilizzo in paziento con livelli medio-alti di pressione sanguigna. Tra i prodotti esaminati per la loro azione antiipertensiva vi sono il succo di barbabietola, le bevande ricche di antiossidanti come tè o caffè per la categoria degli alimenti; gli integratori a base di magnesio, potassio e vitamina C, gli isoflavoni di soia, la melatonina.

Sull’argomento è intervenuto il Prof. Arrigo Cicero del Dipartimento di Scienze tecniche dietetiche applicate dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, tra gli autori dello studio.

Numerosi studi e linee guida hanno sottolineato l’efficacia dell’utilizzo di nutraceutici per la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare. Quando è consigliabile l’uso integratori? Per quale tipologia di pazienti?

L’utilizzo di integratori si configura razionale (e spesso supportato da linee guida e documenti di indirizzo internazionali) quando il soggetto abbia livelli di fattori di rischio non ottimali, ma tali da non avere una chiara indicazione al trattamento farmacologico dopo aver migliorato il proprio stile di vita. In ogni caso l’integratore non può sostituirsi al farmaco! Oggi è sempre più chiaro che non dobbiamo aspettare di vedere un fattore di rischio trasformarsi in malattia per trattarlo, bensì cercare di ottimizzarlo quanto prima perché non peggiori. Quindi l’integrazione mirata può avere un senso anche maggiore nei soggetti giovani!

Come agiscono gli integratori sul controllo dei livelli di pressione sanguigna?

Gli integratori attivi sui livelli di pressione arteriosa possono agire con vari meccanismi, quasi tutti convergenti sulla protezione dell’endotelio, la superficie interna dei vasi arteriosi. In particolare risultano molto attive nell’uomo molecole con importante azione antiossidante (come i polifenoli del cacao e dell’ibisco, il licopene, il coenzima Q10), ma risultano di grande interesse anche i donatori di precursori del monossido d’azoto come la barbabietola e sostanze attive sulla componente muscolare del vaso come il magnesio. Nell’ipertensione notturna risulta particolarmente efficace la melatonina, probabilmente proprio in virtù della sua azione di modulazione del sonno.

Quali sono le principali evidenze emerse dal Consensus della Società Europea di Ipertensione?

Il documento mostra come vi sia molta evidenza scientifica raccolta in diverse metanalisi di trials clinici controllati che supportano un effetto antipertensivo misurabile di alcuni nutraceutici (es.: Sali di magnesio, barbabietola rossa, polifenoli del cacao). Ma pone anche dei “paletti”. Alcuni nutraceutici risultano attivi a dosi che non sono utilizzabili come integratore secondo la normativa vigente (es.: melatonina), altro a dosi non compatibili con un costo-prodotto accettabile (es.: Licopene). Per alcuni l’effetto si vede solo in specifiche condizioni: ad esempio il resveratrolo sembra associato a ridotti livelli pressori solo in soggetti insulino-resistenti, mentre gli isoflavoni sarebbero attivi solo nelle signore in perimenopausa.

Quali altri integratori sono indicati per il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare?

Le linee guida della Società Europea di Cardiologia e della Società Europea dell’Aterosclerosi suggeriscono l’impiego di alimenti funzionali arricchiti in fitosteroli e di integratori a base di riso rosso fermentato per il controllo della colesterolemia in soggetti a basso rischio cardiovascolare. Viene anche menzionata la berberina. Gli acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 sono specificamente raccomandati per l’ottimizzazione della trigliceridemia (ricordando che il loro dosaggio metabolicamente attivo è di almeno 2 grammi/die). Infine vi è crescente interesse per l’ambito dell’iperuricemia asintomatica, ma gli attivi studiati ed i prodotti in commercio sono ancora relativamente pochi.

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