mar 19 dicembre 2017 | Categoria: Persone

Intervista alla Dott.ssa Anna Flavia Pascarelli, Dirigente dell’Ufficio Agroalimentare dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane

 
 
Nell’attuale contesto economico, l’internazionalizzazione delle attività delle piccole e medie imprese rappresenta un driver fondamentale per estendere il proprio vantaggio competitivo, tramite l’accesso a nuove opportunità e a nuovi mezzi di crescita.
L’intensificarsi della competizione internazionale richiede alle imprese di intraprendere un percorso complesso: l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, è l’organismo attraverso cui il Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle imprese sui mercati esteri.

Dott.ssa Pascarelli, il fenomeno dell’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese riguarda trasversalmente tutti i settori industriali, incluso quello agroalimentare. Nella vostra attività di informazione, assistenza e consulenza alle imprese italiane del settore, quali sono le problematiche di accesso ai mercati esteri che rilevano più frequentemente? Qual è il principale consiglio che darebbe ad un’azienda che vuole aprirsi ai mercati esteri?
Indubbiamente, il principale ostacolo che le nostre PMI incontrano quando si affacciano sui mercati esteri è la forte competizione delle altre imprese estere in considerazione della loro micro struttura organizzativa, nonché la mancanza, al proprio interno, di strumenti e conoscenze per poter affrontare tale sfida con maggiore consapevolezza e soprattutto sistematicità. Ecco perché l’Agenzia ICE lavora da oltre 90 anni a fianco delle aziende italiane per garantire loro il più ampio successo sui mercati internazionali e incoraggiare, al contempo, le imprese estere a guardare all’Italia come un affidabile partner globale. L’Agenzia ICE ha la propria sede centrale a Roma e un’altra a Milano. All’estero opera grazie ad una rete di 78 unità operative (http://www.ice.gov.it/it/mercati) a disposizione delle aziende italiane.  Il consiglio che darei? Prima di tutto suggerirei all’azienda di fare un’analisi delle proprie capacità interne (risorse umane e finanziarie) e, attraverso il ricorso a dati statistici, note di mercato/settore elaborate dalla nostra rete estera, cercare di individuare il o i mercati da affrontare. Una volta individuato il mercato, è necessario studiare le normative, i dazi e soprattutto gli usi e i costumi locali al fine di adattare, il più possibile, il proprio prodotto ad un mercato estero che potrebbe nascondere molti ostacoli “non visibili”. Non tutte le aziende sono pronte per affrontare un mercato estero. Non basta avere un prodotto di successo nel mercato interno perché ogni mercato estero ha le sue peculiarità.
 
L’ICE ha inaugurato quest’anno il programma Export Tips, percorso formativo multimediale sulle principali tematiche attinenti ai processi di internazionalizzazione d’impresa. L’iniziativa, gratuita, si configura come un vero e proprio corso di export management che può risultare strategico per le imprese. Quali sono gli aspetti principali che vengono affrontati in questo percorso? Quali sono le altre iniziative che l’ICE metterà in campo il prossimo anno?
L’attività di formazione dell’Agenzia ICE risale al 1963, con il primo corso di specializzazione in commercio estero. Infatti, posso certamente affermare che l’Agenzia ICE è stata pioniera nella formazione di professionisti per l’internazionalizzazione delle imprese. Lo testimonia il fatto che all’interno della struttura ICE, opera da lunghi anni, l’Ufficio Servizi Formativi diretto, ai giorni d’oggi, dalla D.ssa Adele Massi. Durante il lungo periodo di attività, l’Agenzia ICE ha preparato oltre 4.500 giovani Export Manager ed ogni anno progetta ed eroga programmi di affiancamento aziendale, corsi, seminari, workshop e study tour. Tutti gli anni vengono inoltre attivati più di 50 tirocini presso gli Uffici di ICE Agenzia, opportunità offerta a studenti, neolaureati, in cerca di nuove esperienze di “studio-lavoro”. 
Export Tips è un programma formativo multimediale, costituito da una collana di 15 unità video sulle principali tematiche attinenti ai processi di internazionalizzazione d’impresa e relativo materiale di approfondimento. Attraverso queste “pillole” di informazioni, l’Agenzia ICE risponde a diverse domande di interesse delle PMI per affrontare nuovi mercati, quali ad esempio: come scegliere il mercato internazionale? Come si ricevono i pagamenti dall’estero?  Per ogni ulteriore informazione rimando alla pagina web https://www.exportraining.ice.it/it/ o direttamente all’Ufficio Servizi Formativi (formazione@ice.it).
 
Il Ministero delle Finanze cinese ha recentemente comunicato che dal 1° dicembre è prevista la riduzione temporanea delle aliquote daziarie applicabili all’importazione di 187 beni di consumo, fra cui anche prodotti alimentari e farmaceutici. Si tratta di un incentivo importante per l’export anche per le aziende di integratori alimentari. Che prospettive ci sono per questo settore in Cina? E più in generale, quali sono i mercati con maggiori prospettive per le aziende di integratori alimentari?
Infatti, le riduzioni delle aliquote dei dazi in Cina, che riguardano in totale 187 prodotti, saranno in media del 50% dell’aliquota precedente. L’Unione Europa ha calcolato che tali riduzioni avranno un impatto sull’export UE – Cina per un valore fino a 8 miliardi di euro.
Per quanto riguarda gli integratori alimentari, secondo dati provenienti dalla controparte cinese China Chamber of Commerce for Import & Export of Medicines & Health products (CCCMHPIE) e da una ricerca pubblicata su China Food and Drug Administration, segnaliamo che in Cina gli integratori alimentari sono classificati come “Health food products”, ma molto dipende dagli ingredienti in essi contenuti. Infatti, qualora la maggioranza degli ingredienti fosse maggiormente collegata al settore farmaceutico, il prodotto verrebbe, conseguentemente, classificato come medicinale.
La standardizzazione del mercato cinese degli integratori alimentari è in via di graduale miglioramento. Circa 10 anni fa, a causa della mancanza di leggi e regolamenti in materia, l’importazione di tali prodotti veniva realizzata in base alle regole di importazione dei prodotti alimentari di base e non si riscontravano particolari difficoltà.
Negli ultimi anni, con l’introduzione graduale di leggi e regolamenti specifici, gli integratori alimentari, già presenti sul mercato da diversi anni, sono stati costretti a completare e/o integrare le relative procedure di registrazione e autorizzazione; alcuni articoli, infatti, sebbene siano venduti in Cina da diversi anni, sono oggetto di un’azione di ritiro dal mercato perché non rispondenti ai requisiti di legge.
Per quanto riguarda la riduzione del dazio, non vi è dubbio che sia un fattore di incentivazione per aumentare l’importazione del settore, ma per gli integratori alimentari il problema principale è rappresentato dalla registrazione e dalle relative autorizzazioni necessarie. Di solito, un integratore alimentare, in regola con quanto richiesto, impiega almeno un anno per completare il processo di registrazione. Visti gli alti costi e il tempo necessario, è importante prevedere un’accurata pianificazione della strategia di marketing prima di affrontare il mercato cinese. L’ufficio Agenzia ICE di Pechino è a disposizione per ulteriori dettagli in merito.
Per quanto riguarda il mercato mondiale non esiste un codice ATECO specifico per gli integratori alimentari ed i prodotti della nutraceutica. Di conseguenza, al fine di approcciare il comparto in modo più facile e veloce, abbiamo preso come riferimento la classificazione Ulisse che li raggruppa in “concentrati di proteine” e “preparazioni alimentari non nominate altrove”. Da una elaborazione di tali dati, il settore sta sempre più acquisendo importanza a livello internazionale. In appena cinque anni, tra il 2010 e il 2015, il commercio mondiale di prodotti dei settori “Concentrati di proteine” e “Preparazioni alimentari non nominate altrove” ha registrato un incremento di quasi 11 miliardi di euro, arrivando a superare i 30 miliardi di euro.
Dall’elaborazione dei dati sopra indicati, i paesi con maggior potenziale per l’export italiano risultano: la Germania, il Regno-Unito e la Francia. A seguire, troviamo altri due mercati europei quali l’Olanda e la Spagna. Paesi come l’Australia e gli Stati Uniti (rispettivamente al 6° e 8° posto nel ranking) guidano, invece, l’elenco dei mercati extra europei, precedendo il Canada, Hong Kong, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud. Tuttavia, tali indicazioni andranno comunque corredate di ulteriori analisi approfondite grazie alla presenza all’estero della nostra rete di uffici che resta a disposizione dell’Associazione nonché delle singole aziende per ogni tipo di richiesta di informazioni e/o di servizi riguardanti il mercato di loro competenza.
 
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