mer 10 luglio 2019 | Categoria: Persone

La spesa della salute in Italia e il ruolo degli integratori alimentari Intervista a Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute S.p.A.

Il mondo delle assicurazioni sta sperimentando un percorso di innovazione che va oltre il modello assicurativo tradizionale, prevedendo attraverso specifici prodotti la copertura di aree finora escluse, come la prevenzione e il mantenimento dello stato di benessere. Temi molto importanti nell’ambito del dibattito pubblico. Ne parliamo con Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute S.p.A., intervenuto alla XX Convention FederSalus in cui si è discusso del valore sociale dell’integratore alimentare.

Quali sono gli elementi alla base della crescita della spesa sanitaria privata che è una componente in aumento dei consumi degli Italiani?

I dati della contabilità nazionale dell’Istat rivelano che nel 2018 gli italiani hanno speso 37,3 miliardi di Euro di tasca propria per la sanità, e registrano un aumento del +7,2% reale rispetto al 2014, mentre nello stesso periodo la Spesa Sanitaria Pubblica è diminuita dello 0,3%; la Spesa Sanitaria Privata media per famiglia è pari a 1.437 Euro. La crescita della Spesa Sanitaria Privata è alimentata prevalentemente dal mancato assorbimento dei bisogni di cura dei cittadini da parte del Servizio Sanitario Nazionale, che è stato istituito in un contesto sanitario e sociale molto diverso rispetto a quello attuale. Le modifiche demografiche, l’innovazione tecnica e scientifica, il bisogno di risposte assistenziali sempre più personalizzate e/o di carattere continuativo hanno profondamente mutato il rapporto e le aspettative dei cittadini, e oggigiorno il Servizio Sanitario Nazionale si rivela incapace di assorbire la totalità dei nuovi bisogni di cura legati a queste dinamiche. Nello specifico, una delle dinamiche principali è quella demografica, ed in particolare l’aumento della longevità: il nostro Paese si colloca al secondo posto dopo la Svezia per l’aspettativa di vita alla nascita degli uomini ed al terzo posto dopo Francia e Spagna per quella delle donne. Vivere a lungo però non significa necessariamente essere in buona salute, e di conseguenza rileviamo un aumento dei nuovi bisogni di cura, tipici delle società occidentali e in particolare dei Paesi più longevi del continente europeo, legati alla recente esplosione della cronicità, che oggigiorno coinvolge il 39,1% della popolazione, e della multi-cronicità, che riguarda il 25,1% della popolazione e la cui intensità è maggiore nelle donne e nel Sud. Anche il tasso di dipendenza/non autosufficienza ha subito un incremento (+4,7% tra 2013 e 2018). Altri fattori rilevanti sono quelli collegati all’avanzare del progresso scientifico: pensiamo all’innovazione delle procedure chirurgiche (chirurgia robotica, laparoscopica e micro-invasiva), all’innovazione farmaceutica (farmaci innovativi, test predittivi, vaccinazioni) e all’innovazione tecnologica (Remote Patient Monitoring, Mobile Health, IoT). Un’importanza sempre maggiore è data inoltre dall’ibridazione dei percorsi di cura, ovvero il sempre più marcato bisogno di alternare pubblico e privato anche all’interno di un medesimo percorso di cura, richiedendo risposte sanitarie sempre più personalizzate e sopperendo al mismatch tra attese e risposte. Non dobbiamo poi dimenticare il cambiamento stesso del concetto di salute dovuto ad una rinnovata, maggiore e aumentata percezione del cittadino per l’importanza del benessere, della salute e della sua tutela. Oggigiorno la popolazione è sempre più consapevole dell’importanza della cultura vaccinale e della diagnosi precoce, e la soglia d’intervento demandata al Servizio Sanitario Nazionale, senza travalicare nell’ambito del consumismo, è richiesta in una fase preliminare, non quando la patologia è già acuta.

La Spesa Sanitaria Privata è la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità di cura esclusivamente in base all’entità del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino, e il suo aumento colpisce soprattutto i malati, i più fragili e i più deboli. Limitare le scelte strategiche nel campo della Sanità alla difesa del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale non è più sufficiente per garantire un’adeguata tutela del patto fondativo del nostro Sistema Sanitario. È necessario affrontare il nodo, da troppo tempo irrisolto, dell’organizzazione e della gestione della Spesa Sanitaria Privata, che nei prossimi anni si candida ad essere un elemento sempre più caratterizzante del percorso di cura degli italiani. Un Sistema Sanitario universalistico è infatti incompatibile con una necessità strutturale di integrazione “individuale” pagata direttamente dai cittadini malati o più deboli.

Come si integra la spesa sanitaria privata rispetto al servizio sanitario pubblico?

L’istituzionalizzazione della Sanità Integrativa attraverso un’intermediazione strutturata da parte di un Secondo Pilastro Sanitario Complementare da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale consentirebbe di assicurare, nell’ambito di un sistema a “vigilanza pubblica” e gestione privata, una gestione “collettiva” alla Spesa Sanitaria Privata, che come abbiamo visto grava soprattutto sulla parte di popolazione più fragile. Si dovrebbe pianificare una transizione da un “Welfare Occupazionale” ad un “Welfare di Cittadinanza”, attraverso l’evoluzione del Welfare Integrativo da strumento “contrattuale” a strumento di “tutela sociale”, in una prospettiva di presa in carico dell’intero “Progetto di Vita”.

L’estensione della Sanità Integrativa consentirebbe anche all’ampia fetta di popolazione che attualmente ne è sprovvista di usufruire dei benefici che ne derivano. Bisogna infatti sottolineare che se in media un cittadino finanzia l’85% delle cure private, aderendo ad una Forma Sanitaria Integrativa l’ammontare da pagare di tasca propria per le medesime cure scende al 33%, perché quasi 2/3 della spesa sono rimborsati dal Fondo Sanitario. La Sanità Integrativa può quindi dare un aiuto concreto ai cittadini italiani, e l’istituzione di un Secondo Pilastro Sanitario Complementare al quale affidare la gestione delle cure non erogate e non erogabili all’interno del Servizio Sanitario Nazionale mediante il ricorso a strumenti privati (Fondi e polizze), ma nell’ambito di una governance pubblica che ne assicuri l’armonizzazione con i principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale, appare una prospettiva indispensabile per garantire la sostenibilità economica e sociale del Sistema Sanitario del nostro Paese.

Di recente RBM Assicurazione Salute ha lanciato una polizza che mira ad integrare le tutele del SSN e propone delle aree di copertura finora escluse dal mondo assicurativo come la prevenzione del rischio di malattie. Può parlarci di questo prodotto che prevede anche il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di alcune tipologie di integratori alimentari?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato come, soprattutto in Europa, le principali cause di mortalità, morbosità e invalidità sono collegate alle Malattie Croniche Non Trasmissibili (MCNT) ovvero malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari croniche e diabete. Queste patologie sono riconducibili a cause multifattoriali e, tra queste, l’86% risulta legato a 4 principali comportamenti a rischio modificabili: l’abitudine al fumo, l’alimentazione scorretta, il consumo di alcol e la sedentarietà. L’incidenza delle MCNT potrebbe essere fortemente contenuta attraverso la promozione presso la popolazione di stili di vita attivi (prescrizione dell’attività sportiva, pianificazione di un’alimentazione sana, contrasto della sedentarietà …) e mediante un ricorso sistematico e diffuso a programmi di diagnosi precoce (“prevenzione”).

Da queste considerazioni è nata VivaLaSalute!, la polizza sanitaria che mira a integrare le tutele del Servizio Sanitario Nazionale, agevolando l’adozione di una vita sana e favorendo un investimento di lungo periodo, proponendo delle aree di copertura finora escluse dal mondo assicurativo: prevenzione, attività fisica, buona alimentazione e benessere psicologico. A venire rimborsati non sono solo i protocolli di diagnosi precoce per il cuore, malattie oncologiche e respiratorie, ma anche l’acquisto di tapis roulant e cyclette, abbonamenti a palestre, corsi di step e zumba, consumo di cibi biologici frutto delle eccellenze alimentari italiane, l’utilizzo di alcuni integratori alimentari ed anche spettacoli teatrali, week end nelle capitali europee e concerti per favorire il benessere mentale. Il tutto affiancato da un pool di specialisti sempre a disposizione per pianificare controlli personalizzati, piani nutrizionali su misura, organizzare attività sportive adeguate ed assicurare consigli per un riposo di qualità e un tempo libero coerente con le proprie passioni. VivaLaSalute! rappresenta un nuovo modo di essere polizza sanitaria, per superare il vecchio concetto di polizza malattia e proiettarci nella mission di health companion per i nostri assicurati.

 

 

 

 

 

Annulla