mer 9 ottobre 2019 | Categoria: Persone

L’attività della Sezione dietetica e nutrizione (SDN) del Comitato Tecnico per la Nutrizione e la Sanità Animale del Ministero della Salute. Intervista al Prof. Mauro Serafini, Presidente della SDN

All’interno del Ministero della Salute, l’organismo tecnico-consultivo che si occupa di integratori alimentari, alimenti per gruppi specifici di popolazione, alimenti senza glutine, alimenti addizionati e novel food è la Sezione dietetica e nutrizione (SDN) del Comitato Tecnico per la Nutrizione e la Sanità Animale. La SDN è stata creata nel 2013 a sostegno dell’attività istituzionale della Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione del Ministero della Salute; nella nuova realtà è confluita la precedente commissione Unica per la Dietetica e la Nutrizione (CUDN). È stato nominato presidente della Sezione Mauro Serafini, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università degli Studi di ROMA “La Sapienza”.

Prof. Serafini, quali sono nello specifico le attività di cui si occupa la Sezione? Quale ruolo svolge all’interno del Ministero della Salute? 

Con il D.P.R. 28 marzo 2013, n. 44 si è provveduto al riordino di organi collegiali e altri organismi operanti presso il ministero della Salute. La precedente commissione Unica per la Dietetica e la Nutrizione (CUDN) istituita con DM 27 aprile 2011 (già Commissione Consultiva per i prodotti destinati ad un’alimentazione particolare di cui al DL 27 gennaio 1992, n. 111) è confluita nella sezione dietetica e nutrizione (SDN) del Comitato Tecnico per la Nutrizione e la Sanità Animale. La SDN svolge funzioni tecnico-consultive in relazione all’attività istituzionale della Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione in materia di integratori alimentari, alimenti per gruppi specifici di popolazione, alimenti senza glutine, alimenti addizionati e novel food. Per lo svolgimento delle proprie funzioni la sezione dietetica e nutrizione si avvale del supporto  dell’Ufficio 4 della Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione (DGISAN). 

La Sezione ha prodotto numerosi documenti con l’obiettivo di fornire linee guida e di indirizzo nel settore degli integratori e prodotti alimentari; qual è stato l’effettivo contributo in termini tecnico-scientifici, attraverso la documentazione prodotta, rispetto agli integratori alimentari?

Le linee guida ministeriali (LGM) contengono disposizioni applicabili agli integratori alimentari per aspetti non armonizzati a livello europeo, come previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 169/2004: “Apporto di vitamine, minerali e altre sostanze”, e sono strutturate nelle seguenti sezioni:

  • Vitamine e minerali, dove sono riportati i livelli massimi di apporto consentiti
  • Probiotici e prebiotici, dove sono riportate specifiche disposizioni per tali sostanze ad effetto “fisiologico”
  • Altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, dove sono riportate varie disposizioni per altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, diverse dai botanicals

La Sezione viene consultata per l’aggiornamento delle LGM, per valutare e definire disposizioni utili a garantire la qualità e la sicurezza degli integratori, in relazione all’ampia gamma dei loro costituenti, alla luce dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche. 

Tra i documenti sviluppati dalla Sezione vi sono le “Linee guida su probiotici e prebiotici”; qual è l’obiettivo di questo documento?

Da circa 35 anni il Ministero, nella consapevolezza degli importanti effetti fisiologici benefici svolti, ha messo a punto delle linee guida sui “probiotici” negli alimenti/integratori, per garantirne la sicurezza e, nel contempo, la capacità di colonizzare a livello intestinale al fine di “favorire l’equilibrio della flora batterica intestinale”, cioè del microbiota per dirla con termini più attuali.

In applicazione del regolamento (CE) 1924/2006, la considerazione degli effetti fisiologici benefici dei probiotici si è poi complicata.

Secondo le valutazioni dell’EFSA, infatti, favorire l’equilibrio della flora intestinale non è di per sé un effetto benefico, se non si dimostra quale specifico vantaggio ne consegue, perché non basta dimostrare solo che si aggiungono probiotici al microbiota.

A livello nazionale l’effetto utile sull’equilibrio della flora intestinale continua ad essere considerato un effetto benefico, come ha ribadito anche il Consiglio Superiore di Sanità che di recente si è interessato all’argomento.

Si aggiunga che l’uso del termine “probiotico” a livello UE è oggetto di controversia, perché secondo le linee guida della Commissione, applicative del regolamento sopra citato, il termine evoca dei benefici e pertanto non potrebbe essere utilizzato senza essere accompagnato da uno specifico claims sulla salute autorizzato. A livello nazionale, comunque, gli alimenti/integratori possono utilizzare in etichetta il termine “probiotico” se rispondono appieno alle prescrizioni delle linee guida ministeriali in materia.

Da dove è nata l’esigenza di sviluppare delle “Linee di indirizzo sugli studi condotti per valutare la sicurezza e le proprietà di prodotti alimentari”?

In campo alimentare è possibile effettuare sperimentazioni in vitro, in vivo su modelli animali e sull’uomo, aventi ad oggetto alimenti. Tali sperimentazioni devono basarsi su un razionale scientifico correttamente formulato, che tenga conto della tipologia di alimento da testare, ed essere condotte ispirandosi ai principi generali della buona pratica clinica (Good Clinical Practice, GCP) e di laboratorio (Good Laboratory Practice, GLP). Questo documento è uno strumento di orientamento generale per lo svolgimento di studi relativi agli alimenti, con riferimento particolare a quelli di “efficacia”, volti cioè a dimostrare un effetto benefico sulla salute svolto da un alimento o da un costituente alimentare.

 

 

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