lun 6 aprile 2020 | Categoria: Persone

Le nuove consapevolezze degli italiani ai tempi del Coronavirus – Intervista al Dr. Paolo Bertozzi, Founding Partner e Head of Industry Pharma di TradeLab

Già a partire dal mese di febbraio l’Italia si è trovata a fronteggiare l’emergenza sanitaria del Covid-19, adottando importanti misure di contenimento che hanno interessato tutti gli aspetti della vita quotidiana del paese. La società di ricerca TradeLab, con Metrica Ricerche, ha indagato le sensazioni e opinioni degli italiani rispetto a questa emergenza, con particolare attenzione al rapporto nei confronti degli operatori sanitari e ai consumi e alle possibili tracce che questa situazione lascerà nel futuro. La ricerca, condotta in due wave su un campione rappresentativo di mille individui tra i 18 e i 65 anni, stratificato per sesso, età e regione di residenza, ha subito rilevato una maggior fiducia da parte della popolazione nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale e delle figure del farmacista e del medico di famiglia.

Paolo Bertozzi, Founding Partner e Head of Industry Pharma di TradeLab, ha illustrato qui di seguito alcune delle principali evidenze emerse.

Dalla ricerca emerge che gli italiani, colpiti dall’epidemia di coronavirus, hanno riscoperto il senso di comunità e il valore delle Istituzioni, a partire dal Servizio sanitario nazionale, quale patrimonio della collettività, e delle farmacie del territorio. Come è cambiata la percezione della popolazione nei confronti di queste realtà istituzionali? Quali sono stati, in percentuale, i principali riscontri dell’indagine su questi aspetti?

Bisogna innanzitutto considerare il diverso contesto nel quale sono state fatte le due rilevazioni: il 9 e il 30 di marzo. In queste sole tre settimane il panorama è stato stravolto sotto tutti i profili: sono esplosi i dati relativi alla diffusione del contagio e alla mortalità, così come l’impatto al quale sono state sottoposte le strutture e il personale sanitario (ricoverati totali e in terapia intensiva) e le restrizioni dovute al distanziamento sociale si sono ormai irrigidite ed estese a tutto il Paese.

Ciò detto la risposta collettiva è (quasi sorprendentemente) ancora forte e unitaria. Nei momenti di difficoltà le persone possono sviluppare sentimenti e comportamenti individualistici, oppure ritrovare senso di appartenenza, di solidarietà e orgoglio. Sembra proprio che a noi Italiani questa inaspettata e travolgente emergenza stia facendo ritrovare il senso di comunità e lo «spirito di squadra».

Se è vero che rispetto a qualche settimana fa non sono più evidenti le manifestazioni collettive di appartenenza che avevano caratterizzato i primi giorni di «io resto a casa» (gli applausi alle finestre per il personale sanitario, la musica i balli sui balconi), e ancora qualche forma di individualismo persiste (tanto da far rilevare un certo numero di sanzioni ai «cittadini indisciplinati»), le dichiarazioni in merito allo «spirito di squadra» sono ancora forti e in crescita sotto diversi aspetti: l’aumento del senso civico e di responsabilità (66% del campione; + 14 punti percentuali); la crescita del sentimento di solidarietà (60%; + 13) e l’orgoglio nazionale (54%; + 21). Tutto ciò nonostante la preoccupazione economica sia cresciuta fino a raggiungere la quasi totalità della popolazione: la quota di coloro che sono fortemente preoccupati per gli effetti della crisi sull’economia a livello nazionale è passata in queste tre settimane dal 77% all’84% del campione, mentre quella per gli effetti economici a livello personale dal 51% al 67%.

Un’incertezza che ci fa tornare ad avvicinarci alle Istituzioni la cui credibilità, anche sul piano della comunicazione è in crescita: la maggioranza relativa degli Italiani (40%; +9 punti rispetto a tre settimane prima) ha apprezzato le modalità di comunicazione delle Istituzioni. Migliora anche il giudizio sui media e in particolare si è sensibilmente ridotta la quota di popolazione più fortemente critica (che è passata dal 46% al 28% nelle due indagini).

Popolazione divisa in merito ai “Social”: solo il 22% della popolazione riconosce loro un ruolo positivo, a fronte di un 33% contrario, nel panorama dell’informazione sui temi dell’emergenza. Cresce così la consapevolezza circa l’esigenza di fonti attendibili e il più possibile oggettive da parte delle istituzioni (78%) e dei media rispetto ai quali si richiede senso di responsabilità e autodisciplina (68%).

Naturalmente questa emergenza sanitaria ha profondamente mutato il “sistema di valori” degli Italiani che stanno riconoscendo alla salute un peso ancora più elevato che in passato. Valore tanto importante quanto atteso nei confronti delle Istituzioni pubbliche che stanno facendo registrare anche e soprattutto in questo campo livelli di gradimento elevatissimi.

Nonostante l’impreparazione rispetto a un fenomeno inaspettato (quanto meno nelle dimensioni e negli effetti) e le conseguenti evidenti difficoltà nell’affrontare l’emergenza, non si riduce – anzi aumenta di 6 punti percentuali – l’apprezzamento nei confronti del sistema dei servizi pubblici (SSN e SSR) che per quasi la metà della popolazione verranno utilizzati con ancora maggiore fiducia in futuro.

Il dato più significativo, (per i valori registrati e per la sua portata rispetto alle future politiche economiche di investimento nazionale e regionale), riguarda il «valore economico e sociale» del servizio sanitario pubblico. La richiesta di maggiore investimento in strutture, organizzazione e persone (numero e remunerazione del personale sanitario) cresce a livello nazionale di 28 punti arrivando a essere condivisa dall’86% della popolazione. 

In particolare, come viene percepito il ruolo della farmacia, che già prima dell’emergenza rappresentava un presidio della salute sul territorio, del farmacista e del medico di famiglia? Ci sono delle differenze territoriali e/o generazionali?

La farmacia sia conferma sicuramente un riferimento importante per la popolazione. Cresce infatti la richiesta di vedere assegnato alle farmacie un ruolo maggiore sul territorio per gestire questa e future situazioni di emergenza, così come rendere più diffusa e accessibile a tutti l’offerta di servizi (la metà del campione – in crescita di 9 punti – si dichiara fortemente propenso a questa soluzione).

Così come cresce (+ 5 punti percentuali) l’attesa di un ruolo più rilevante degli stessi farmacisti e dei medici (e pediatri) di famiglia anche sul piano dell’informazione (quasi il 60% del campione).

Per quanto riguarda la richiesta di maggiore coinvolgimento delle farmacie, sia sul lato operativo, sia su quello dell’informazione, si evidenzia una maggiore sensibilità da parte delle generazioni più anziane (i “baby boomers”, ovvero coloro che hanno più di 65 anni), quelle con il minore grado di istruzione e soprattutto al Sud dove probabilmente è più sentita già oggi l’esigenza di presidio rispetto alla capacità, in termini di dotazioni di strutture, organizzazione e risorse, del servizio pubblico e privato.

Questa emergenza sanitaria sta modificando il rapporto degli italiani con la propria salute. Quali sono le principali evidenze?

Come detto, la salute è tornata prepotentemente al centro delle attenzioni degli italiani. Un’evidenza talmente chiara già dalla prima indagine da non necessitare una conferma nell’attuale contesto di ancora maggiore apprensione sul piano sanitario. Il 46% del campione della prima rilevazione è rimasto evidentemente «toccato» e dichiara che modificherà i propri comportamenti verso una maggiore attenzione alla salute anche in termini di prevenzione e di uno stile di vita più sano.

Il lock-down sta infine portando ad un importante cambiamento nei confronti della digitalizzazione e dei consumi. Qual è il rapporto degli italiani in questo momento con gli acquisti on-line? Ci sono dei trend di consumo, delle abitudini di acquisto particolarmente rilevanti?

Questa anomala situazione di lockdown sta facendo accelerare il processo di digitalizzazione del Paese sotto molti punti di vista: quello del lavoro, dell’istruzione, delle relazioni con la Pubblica Amministrazione.

Il 72% degli Italiani (+10 punti percentuali rispetto alla precedente indagine) si aspetta che le conseguenze di questa emergenza spingeranno a modernizzare il sistema scolastico e universitario, mentre il 68% delle persone (+11 punti percentuali) si dichiara disponibile a utilizzare maggiormente i servizi pubblici in forma digitale e il 57% (+11 punti percentuali) l’utilizzo dei nuovi modelli di lavoro.

Cresce anche la propensione a effettuare acquisti online (in aumento per il 33% degli intervistati contro il 17% della indagine precedente), ma allo stesso tempo è stata riscoperto il valore dei negozi di vicinato (64%), sia dal punto di vista sociale (ovvero del contributo che la presenza di una rete di negozi dà alla vivibilità dei quartieri delle città e dei paesi), sia da quello della comodità del servizio di prossimità, non solo come vicinanza fisica del punto vendita al consumatore, ma anche come consegna a domicilio.

Anche per quanto riguarda i prodotti farmaceutici e parafarmaceutici aumenta la propensione a ricorrere maggiormente in futuro ai canali online (23% del campione, contro il 39% che dichiara di non prevedere in futuro un maggiore utilizzo del canale digitale). Nel complesso il dato è comunque significativo visto che quasi un quarto della popolazione potrebbe utilizzare servizi di e-commerce (laddove ammesso, ovvero con riferimento ai prodotti che oggi e in futuro sono e saranno acquistabili online). Tuttavia è difficile immaginare si tratti anche per questi consumatori di un canale esclusivo.

Chi sta soffrendo e rischia di soffrire maggiormente in futuro sono i centri commerciali: a fronte di un 37% di abituali frequentatori che non ridurrà la frequentazione di tali polarità commerciali, un altro 25% ritiene, al contrario, che potrà esserci una riduzione. Per tale motivo i centri commerciali dovranno intervenire anche in termini di innovazione della propria offerta, cosa che viene attesa da un terzo degli attuali frequentatori.

Resta comunque una gran voglia di uscire di casa e riprendere alcune “pratiche” e attività che hanno rappresentato la nostra precedente “normalità”. Ciò che manca di più agli italiani oggi (e che appena possibile si vuole ritrovare) sono le relazioni sociali nel lavoro e nello studio (53% della popolazione), fare sport (43%), andare a teatro e al cinema (41%) e fare shopping (36%).

Il 52% delle persone – e in misura ancor più rilevante i giovani della Generazione Z (66%) – dichiara che, dopo la crisi sanitaria, tornerà a frequentare bar e ristoranti come prima. In particolare, gli Italiani vogliono riprendere, appena sarà possibile, le loro frequentazioni di pizzerie (46%), bar (42%), ristoranti (28%) e gelaterie (22%). 

Come impatterà tutto questo sui modelli di business delle aziende del settore farmaceutico e degli integratori alimentari?

Molte cose potranno e dovranno cambiare. In primo luogo, non potremo farci più sorprendere né a livello istituzionale, né a livello di singole imprese, da una simile emergenza che in un mondo ormai palesemente senza confini potrà ripetersi (a partire già da una recrudescenza del Covid con il prossimo autunno-inverno).

Nel frattempo, il canale farmacia sta soffrendo, non tanto sul piano dei volumi (perché le farmacie ovviamente sono tra le poche attività ancora aperte) ma su quello dell’operatività e della composizione di fatturati e margini.

Operatività ridotta dalle regole pubbliche e interne di prevenzione del contagio che impongono visite brevi, senza possibilità di interazione con l’offerta del punto vendita e neppure più di tanto con il farmacista.

Le vendite sono sostenute dai farmaci da prescrizione e da alcuni OTC, mentre sono crollate le vendite della dermocosmesi. Tutto ciò comporta un effetto netto di potenziale compressione dei fatturati e soprattutto dei margini.

Risalendo a monte la filiera, la distribuzione intermedia sta recuperando un ruolo centrale sul piano della logistica in termini di disponibilità del magazzino e di consegna, mentre il modello della diretta dalle aziende è entrato in difficoltà.

Aziende che, oltre a non poter fare consegne, non possono portare la propria sales force in farmacia, perdendo così le opportunità non tanto di fare azioni di sell in, quanto di sviluppare progetti di sell out.

Allo stesso tempo si stanno potenzialmente digitalizzando anche le relazioni tra aziende e clienti, soprattutto per le attività più basiche (acquisti e riordini) che potranno anche in futuro essere realizzate a distanza tramite telefono, altri device o piattaforme digitali. Ciò non ridurrà la necessità di risorse sul territorio, ma ne modificherà il profilo di competenze e le attività (maggiormente orientate all’informazione e al sell out).

In una sola parola: innovazione! La ripresa avrà bisogno di nuovi modelli di comunicazione all’interno della filiera e ai consumatori. Bisognerà portare qualità in termini di corretto rapporto tra benefici e prezzi, avendo come vantaggio una maggiore sensibilità della domanda al valore della salute.

Gli integratori e le aziende che li producono potranno avere, più di altre, un ruolo rilevante da questo punto di vista, ma dovranno iniziare a progettare fin d’ora le soluzioni per ridare vita a un mercato che altrimenti rischia di non ripartire.

 

Per visionare i report:

https://www.slideshare.net/OlivieroCresta/litalia-nel-tempo-sospeso-report-generale-finale-17-marzo-2020-230408355

http://tradelab.it/italia-nel-tempo-sospeso/

 

 

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