Data pubblicazione: Mar 29 Ottobre 2013| Categoria: Cosa c'è di nuovo

Le ultime posizioni sugli Omega 3. FederSalus è costantemente presente nell’attualità del dibattito scientifico internazionale.

Il dibattito scientifico internazionale ha di recente smentito quello che da sempre era convinzione radicata sugli Omega 3. Uno studio greco prima, infatti, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, e una ricerca italiana, poi, apparsa nei mesi scorsi su New England Journal Medicine, hanno messo in dubbio l’efficacia generale degli omega 3, scontrandosi con le numerose ricerche che fino ad ora ne avevano esaltato le qualità terapeutiche. Lo studio italiano è stato eseguito dai medici di medicina generale con l’Istituto Mario Negri e ha interessato più di 12.000 pazienti, con una età media di 64 anni.
FederSalus, costantemente attenta ai passaggi più dibattuti dalla ricerca scientifica nazionale ed internazionale, propone alla comunità scientifica, agli operatori del settore ed ai decisori del comparto un contributo critico su questo tema attualmente dibattuto: omega 3, efficacia e sicurezza.
 
Ne parliamo con il dott. Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, Ricercatore, Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche, Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Ma cosa sono e da dove provengono gli omega 3? “Sono acidi grassi che derivano dal pesce “grasso”,commenta il dott. Cicero – come tonno, salmone, sgombri, acciughe dai quali si estrae l’olio di pesce, ma derivano anche dalle noci e dagli oli di semi di lino, soia e colza e rappresentano gli acidi grassi essenziali. La quantità di questi acidi grassi ha necessità di essere rafforzata innanzitutto perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e, poi perché la dieta mediterranea non ne contiene molti, specie EPA e DHA. Infatti noi tendiamo a non ingerire le parti del pesce più ricche di omega 3 (pelle, sottocute, occhi, cervello) ed usualmente cuociamo la carne del pesce ossidando buona parte degli omega 3 in essa contenuti”.
 
Gli acidi grassi polinsaturi della serie omega 3, per quanto sopra, sono fra gli integratori più utilizzati nei paesi occidentali, prevalentemente con finalità di protezione cardiovascolare. Infatti, gli studi epidemiologici mostrano chiaramente come le popolazioni che assumono grandi quantità di omega 3 attivano una protezione dalle malattie cardiovascolari, in quanto gli omega 3 riducono l’aggressività vascolare del colesterolo LDL (ma non il suo livello nel sangue, come spesso erroneamente divulgato!), migliorano la funzionalità vascolare, favoriscono la fluidità del sangue e possono contribuire e regolarizare il battico cardiaco
 
Accanto però a questa capacità di contribuire alla salute dell’uomo, è necessario fare chiarezza sulla questione dell’aumentata incidenza di tumori, rilevata da alcuni studi epidemiologici relativi all’esposizione dietetica ad alte quantità di pesce. Il problema nasce dai metalli pesanti, legati all’assunzione di grandi quantità di omega 3 di origine ittica che necessariamente, espongono anche ad un aumentato rischio di assunzione di alimenti contaminati, specie i metalli pesanti e quindi ad un aumento dell’incidenza di alcuni tumori che è legata più ai contaminanti che agli omega 3.
“In questo specifico ambitospecifica il dott. Cicero – è la ragion d’essere degli integratori omega 3. La maggior parte degli effetti positivi esercitati sulla salute da parte degli omega 3, infatti, si esplica per esposizione controllata ad alti dosaggi, per periodi medio-lunghi, di omega 3 purificati. Ad esempio, le azioni ipotrigliceridemizzante, antiartrosica, stabilizzante il tono dell’umore richiedono dosi di diversi grammi al giorno di omega 3 purificati, assolutamente incompatibili con un’assunzione alimentare. L’assunzione di omega 3 purificati come integratori alimentari, anche per anni, in studi clinici controllati non ha mai dimostrato di essere associato ad alcun rischio per la salute, salvo talora a discomfort gastrico per il refluire di sapore di pesce (problema peraltro dipendente di solito da una predisposizione individuale e molto variabile a seconda della qualità delle perle utilizzate)”.
 
Per apprezzare appieno le potenzialità degli omega 3 è quindi necessario distinguere con attenzione dati derivati dall’epidemiologia da quelli derivati da studi clinici controllati che sono ovviamente più affidabili e valutare adeguatamente quali formulazioni siano state impiegate per la rafforzata assunzione di omega 3 (dosi, contenuto in EPA/DHA, durata dello studio) e per quali indicazioni, e confrontarle con i prodotti disponibili sul mercato.