L’importanza della supplementazione con acido folico: l’apporto fornito dall’alimentazione non basta

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Dopo un’istruttoria durata parecchi anni, il governo britannico ha deciso nei giorni scorsi di rendere obbligatoria la supplementazione con acido folico della farina non integrale di frumento (e quindi, per esempio del pane) con l’obiettivo di aumentare l’apporto di questa vitamina nelle donne in età fertile, e di ridurre così il rischio delle gravissime patologie del feto (i cosiddetti difetti del tubo neurale, o DTN, come l’anencefalia e la spina bifida), associate ad un suo insufficiente intake nelle fasi iniziali della gravidanza. La decisione, già assunta in molti altri paesi del mondo, riflette il continuo accumulo di informazioni sull’argomento, e la migliore conoscenza delle dosi di acido folico necessarie per ottenere tale effetto preventivo, che sono più elevate di quelle che possono essere contenute in una dieta non integrata, anche se ricca dei vegetali in foglia che rappresentano le principali fonti alimentari dei folati.

I folati rappresentano il tipico esempio di un principio essenziale che non può essere assunto in quantità adeguate mediante la dieta, e che deve quindi necessariamente essere integrato”, commenta Andrea Poli, presidente di NFI-Nutrition Foundation of Italy che sull’argomento ha prodotto un interessante articolo qui allegato. “Le evidenze disponibili in letteratura confermano infatti che i 400 µg circa di folati che possiamo assumere attraverso un’alimentazione varia e bilanciata non sono sufficienti se si vuole ottimizzare la riduzione dei difetti del tubo neurale: ne servono circa il doppio. Anche perché nella popolazione sono diffuse varianti genetiche degli enzimi che utilizzano l’acido folico (come la MTHFR) con differente efficienza metabolica, e quindi differente esigenza del composto base. L’acido folico da supplementazione, inoltre, viene assorbito in maniera più efficiente dei folati presenti negli alimenti: l’effetto protettivo, a parità di dose, sarebbe quindi maggiore”.

Il problema, d’altra parte, è ben lontano dall’essere risolto: gli studi disponibili mostrano con chiarezza come larga parte della popolazione femminile in età fertile (soprattutto le donne più
giovani, o degli strati sociali meno favoriti, o di etnia non bianca) non raggiunga in alcun modo gli apporti di folati necessari per abbattere il rischio di difetti del tubo neurale, e non conosca
l’importanza di una integrazione tempestiva, nelle fasi iniziali della gravidanza. La chiusura del tubo neurale è infatti un fenomeno molto precoce, ed i folati, per prevenirne le anomalie, devono
essere assunti fin dalle primissime settimane della gravidanza stessa. Una situazione del tutto inaccettabile, se si considera che un’integrazione adeguata con acido folico può ridurre l’incidenza di questa malformazioni dagli esiti drammatici fino al 70% circa.

Articolo a cura del Prof. Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, per FederSalus

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