Presentata la VI Indagine sulla filiera italiana degli integratori alimentari condotta dal Centro Studi FederSalus

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Nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato l’ultimo anno, il settore degli integratori alimentari, riconosciuto come essenziale in base ai codici ATECO e, di conseguenza, rimasto sempre operativo, ha dimostrato tutta la sua resilienza e capacità innovativa, supportando il paese durante le fasi cruciali della pandemia.

La prontezza del settore nel rispondere alle esigenze delle persone, sempre più attente al mantenimento del buono stato di benessere e salute, ha fatto in modo che quest’anno, per la prima volta, gli integratori alimentari multivitaminici fossero inseriti nel paniere dei prezzi al consumo di ISTAT.

FederSalus ha presentato oggi in streaming la VI Indagine di settore sulla filiera degli integratori alimentari, alla presenza di aziende, operatori del settore, istituzioni e giornalisti. Come ogni anno, l’Associazione ha raccolto i risultati dello studio con la finalità di rilevare i principali indicatori strutturali ed economici dell’industria italiana del comparto.

L’indagine – condotta su un campione pari al 51% degli associati, 240 aziende nazionali e multinazionali distribuite su tutto il territorio nazionale – fotografa la vitalità del settore e la grande fiducia del pubblico nei confronti di questi prodotti, anche in un anno decisamente critico come quello appena trascorso. I risultati si avvalgono anche del contributo della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e di ELITE Borsa Italiana.

Resilienza e propensione all’innovazione sono le caratteristiche distintive del comparto. La situazione pandemica ha accelerato i piani di digitalizzazione delle aziende: il 73% ha digitalizzato i processi lavorativi e il 52% ha incrementato le opportunità di lavoro da remoto. Tuttavia, molte delle trasformazioni erano già state programmate “ante Covid-19”: il 47% delle aziende aveva, infatti, già avviato investimenti in tecnologie digitali, promosso una cultura digitale (36%) e avviato strategie di marketing digitale (31%).

Anche la responsabilità sociale attraversa il comparto: l’84% delle aziende che ha dichiarato di aver intrapreso o che sono in fase di sviluppo iniziative per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è focalizzata su responsabilità sociale e riduzione dell’impatto ambientale il 66% è impegnata in innovazioni di prodotto. Il 53% delle aziende segnala investimenti che si collocano tra il 5 e il 10% del fatturato. Più della metà delle imprese (56%) ha aumentato gli investimenti nel 2020 rispetto all’anno precedente. In generale: tecnologie digitali, sviluppo delle competenze digitali, sostenibilità e formazione del personale sono indicate come priorità di investimento per il futuro da oltre il 65% delle aziende.

A causa della pandemia l’export fa registrare un trend a valore negativo (-4,2%) nell’ultimo anno, ciò nonostante l’attività verso i mercati esteri si conferma una leva di crescita fondamentale con ampi margini di sviluppo: il 54% delle aziende dichiara che l’incidenza dell’export sul fatturato totale è inferiore al 25%. Progressivamente sempre più aziende hanno avviato un’attività verso i mercati esteri: nel 2014 il 43% delle aziende dichiarava di non generare fatturato da export e altre attività estere, con riferimento al 2020 lo dichiara solo il 25%. Cresce inoltre la quota di aziende che dichiara un’incidenza del fatturato estero sul totale maggiore del 25% nell’ultimo anno.

Si conferma inoltre l’orientamento per il futuro verso i mercati extra europei e in particolare: USA, Cina, Emirati Arabi e Russia; mentre in Europa cresce l’attenzione verso la Germania, primo partner commerciale del nostro paese.

Le aziende del comparto si caratterizzano per un forte dinamismo anche sotto il profilo della finanza alternativa: è quanto emerge dall’analisi di ELITE Borsa Italiana su un campione di aziende del settore. Le imprese oggetto del campione hanno finalizzato 34 corporate transaction per un controvalore di oltre €320 milioni.

L’indagine condotta da Intesa Sanpaolo, su un campione di 148 imprese del settore individuate da FederSalus e con più del 40% del fatturato riconducibile a integratori alimentari, conferma che dietro ai risultati del comparto vi è un nucleo di imprese altamente competitive. Si tratta di imprese di gran lunga più dinamiche rispetto al resto dell’economia italiana e con livelli di marginalità di eccellenza. Questi risultati si spiegano con l’elevata propensione a investire in leve immateriali (innovazione in primis) e a valorizzare il capitale umano, oltreché con la presenza di filiere di fornitura ben radicate nel territorio, che è stato possibile individuare attraverso un’analisi originale dei pagamenti effettuati dalle imprese del settore

Emerge nettamente il ruolo di alcuni territori nella fornitura del settore: primo fra tutti la Lombardia che concentra circa la metà delle vendite a favore delle imprese di integratori alimentari e mostra rapporti commerciali ravvicinati (68 Km la distanza media). Si tratta di partnership strategiche e durature nel tempo: infatti oltre il 40% dei fornitori risulta avere relazioni continuative con le imprese attivanti con scambi stabili negli ultimi cinque anni.

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