mer 21 settembre 2016 | Categoria: Cosa c'è di nuovo

Regolamento 1924/06: Quale l’impatto sul business europeo degli integratori?

 
Sono trascorsi quasi 10 anni dall’emanazione, nel dicembre del 2006, del Regolamento Europeo n. 1924 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari. Nonostante ciò, l’argomento è ancora in discussione con posizioni controverse assunte dai diversi soggetti coinvolti, frutto della rilevazione di alcuni limiti e criticità di applicazione del Regolamento che rischiano di incidere negativamente non solo sull’industria del settore ma anche sulla comunicazione ai cittadini.
 
Seppure negli intenti del Legislatore ci fosse la volontà di eliminare le indicazioni ingannevoli o poco comprensibili, garantendo un livello elevato di protezione dei consumatori, facilitare la libera circolazione delle merci all’interno del mercato interno, favorire la competizione leale e consentire di immettere prodotti innovativi sul mercato, anche attraverso un maggior investimento in Ricerca&Sviluppo, la realtà sembra raccontare tutt’altro. Una ricerca realizzata dall’Unità di ricerca in Economia Applicata del Dipartimento di Scienze, Agrarie, Alimentari e Ambientali (DSA3) dell’Università di Perugia e dalla Cattedra di Technologie- und Innovationsmanagement im Agribusiness dell’ Institut für Lebensmittel – und Ressourcenökonomik (ILR) dell’Università di Bonn  ha indagato la coerenza tra le premesse del Reg. 1924/06 ed i risultati pratici dell’attuazione della norma, mettendo in luce come la Normativa non abbia incoraggiato affatto l’innovazione nelle aziende del settore. A rivelare i risultati dell’indagine a cui hanno partecipato le aziende associate, grazie alla collaborazione tra FederSalus, DSA3 e ILRlil, un articolo pubblicato di recente sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition dal titolo ‘Exploring the Nutrition and Health Claims Regulation (EC) No. 1924/2006: What is the impact on innovation in the EU food sector?’.
 
La ricerca fa riferimento ai risultati dell’indagine svolta nel 2014 coinvolgendo 105 aziende di ben 15 Paesi europei, e supportata in Italia da FederSalus che ha promosso l’indagine tra le aziende associate. I risultati hanno evidenziato come le sfide maggiori, rispetto all’aderenza al Regolamento, siano state: la terminologia da utilizzare nei Claims (73.3%), la mancanza di trasparenza (67.6%) e le risorse finanziarie limitate (61.9%). Relativamente all’innovazione, il 66.7% delle aziende coinvolte nell’indagine non ha aumentato i propri investimenti in Ricerca&Sviluppo. Di contro, le aziende che hanno aumentato i loro investimenti hanno riportato solo una minima crescita, fino al 4%. L’85% delle aziende, inoltre, non ha lanciato nuovi prodotti e circa il 50% non ha introdotto innovazioni significative né di prodotto né di processo. Inoltre, le aziende del settore alimentare risultano molto più orientate all’innovazione di processo che all’innovazione di prodotto. Ovviamente occorre precisare che tali risultati risentono della situazione economica europea, che ha avuto un forte impatto sulle capacità di investimento delle imprese negli anni di applicazione del Regolamento Claims.
 
“Il progetto di ricerca si proponeva di indagare le difficoltà legate al rispetto delle disposizioni contenute nel Regolamento Claims e l’impatto di queste ultime sulle attività di innovazione delle imprese interessate. I risultati consentono di aumentare la conoscenza in merito all’impatto dell’applicazione del Regolamento in questione, fornendo interessanti spunti di riflessione per i policymakers e per le imprese che intendessero affacciarsi sul mercato degli alimenti funzionali. In definitiva, la ricerca condotta dal DSA3 e dall’ILR, in collaborazione con Federsalus, contribuisce ad aumentare la consapevolezza degli stakeholders italiani ed europei in merito agli sforzi necessari per conciliare le attività di innovazione, svolte per sviluppare nuovi prodotti e/o processi, con la normativa comunitaria in materia di indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari”.
 
In tutti questi anni, FederSalus, in qualità di principale rappresentante italiano del settore, si è costantemente impegnata sul fronte del Regolamento, promuovendo una soluzione basata sul riconoscimento dei Claims dei Botanicals sulla base della tradizione d’uso (così come succede per i farmaci a base vegetale) a fronte di criteri condivisi di produzione che garantiscano la qualità dei prodotti. A tal fine, l’Associazione e EHPM stanno lavorando nel Botanicals Working Group per creare un modello di validazione delle indicazioni sulla salute degli integratori con estratti vegetali basato sulla tradizione d’uso, che contempli anche elementi di qualità e sicurezza a vantaggio dei consumatori. Alla conclusione dei lavori del Working Group, verrà elaborata una proposta che  sarà presentata alle competenti sedi legislative europee per promuovere la definizione di un contesto normativo più congruo alla specificità dei prodotti in questione. 
 
 
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