mar 30 luglio 2019 | Categoria: Persone

Riflessioni sul consumo curcuma. Intervista al Prof. Fabio Firenzuoli, Responsabile del Centro di ricerca e Innovazione in Fitoterapia (CERFIT) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e membro della Commissione Nazionale di fitovigilanza

A seguito delle analisi condotte dal gruppo interdisciplinare di esperti costituito ad hoc dal Ministero della Salute che hanno escluso la presenza di contaminanti o di sostanze nocive negli integratori quali possibili cause del danno epatico, sembrerebbe chiuso il “caso curcuma”. Rimane comunque alta l’attenzione su questi preparati al fine di tutelare il consumatore tanto che, comunica il Ministero nell’ultimo aggiornamento di venerdì 26 luglio, sulle etichette saranno aggiunte indicazioni e avvertenze specifiche, data la segnalazione di altri casi al di fuori dell’Italia.

Nelle settimane precedenti la comunità scientifica si era mossa in diverse direzioni e alcuni tra i maggiori esperti di fitoterapia in Italia hanno inviato una lettera all’Internal and Emergency Medicine, rivista della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), con alcune raccomandazioni a commento dell’accaduto.

Tra i firmatari del documento c’è il Prof. Fabio Firenzuoli, Responsabile del Centro di ricerca e Innovazione in Fitoterapia (CERFIT) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e membro della Commissione Nazionale di fitovigilanza.

 

Ritiene ci sia un problema più in generale di sicurezza relativo al consumo di curcuma?

Francamente, ad oggi, direi ancora di no. La curcuma è una spezia ampiamente usata in alimentazione e cucina, sempre più impiegata anche come integratore alimentare per le sue proprietà antiossidanti, digestive, antinfiammatorie e persino epato-protettive, con elevato profilo di sicurezza. Gli integratori, che ne contengono abitualmente estratti a varie concentrazioni ed associazioni, hanno comunque nel loro complesso avuto un’ampia diffusione e, come dimostrano dati italiani e mondiali, con incrementi annui che variano dal 25 al 45 %. Quindi considerevole. La sua tollerabilità e sicurezza è confermata non solo dalla tradizione, ma in particolare dalle autorità sanitarie e dalla letteratura disponibile, come anche due recenti revisioni sistematiche sulla curcuma: i dati sulla tossicità da curcumina negli animali e la sicurezza nell’uomo recuperati da studi di laboratorio e studi clinici delineano sostanzialmente che la Curcuma è atossica e sicura per l’uomo, anche a dosi relativamente elevate (1,5 g/die). Inoltre, gli studi di fase I e fase II hanno dimostrato che la curcumina è ben tollerata fino a dosi di 4-8 g / die. Nella nostra pratica clinica la utilizziamo da molti a dosi giornaliere di grammi, senza aver mai riscontrato alcun problema. Ma problemi ora sono stati evidenziati con queste segnalazioni di casi di epatite vera, anche grave, e la cosa ovviamente va esaminate bene e non male. 

Quali sono i benefici dimostrati attribuibili al consumo di curcuma?

Ad oggi, il profilo di efficacia e sicurezza della curcuma e della curcumina è positivo per diverse condizioni patologiche, in particolare per le malattie infiammatorie croniche dell’apparato muscolo-scheletrico, ma anche del tratto digerente. Inoltre ricerche cliniche, preliminari ma molto interessanti, sembrano orientare verso la possibilità di integrazione con alcune terapie oncologiche  con duplice scopo: proteggere tessuti organi e apparati dai possibili danni delle terapie convenzionali e al tempo stesso migliorare l’effetto delle terapie farmacologiche sul tumore stesso. Il ruolo della Curcuma in ambito preventivo potrebbe ampliarne molto le indicazioni d’uso, anche se mancano ad oggi studi consistenti. Le premesse però ci sono tutte.

Ci sono delle specifiche condizioni dell’individuo che potrebbero aver favorito l’insorgenza della patologia?

In teoria sì, in pratica è tutto ancora da dimostrare. Come ad esempio reazioni da ipersensibilità individuale che potrebbero giustificare epatiti autoimmuni, oppure patologie del distretto epatobiliare pregresse o in atto, come epatiti o calcolosi , ma siamo sempre nell’ambito di ragionamenti solo teorici, senza prove. Possibile invece che in alcuni casi si possa avere  l’aumento del rischio di danni epatici dovuto alla copresenza di farmaci potenzialmente epatotossici, come alcuni FANS, antibiotici o chemioterapici, in quanto la Curcumina si può comportare come inibitore del sistema enzimatico dei citocromi e P-glicoproteina. Epatiti inoltre, sempre ipoteticamente, potrebbero essere favorite anche polimorfismi genetici. Intanto è certo molto importante che nei campioni analizzati sia stata esclusa la presenza di contaminanti o adulteranti (aflatossine, metalli pesanti, solventi residui, coloranti, farmaci, ecc.). Tuttavia, va sottolineato che spesso le formulazioni di curcuma con elevata biodisponibilità vedono la curcumina spesso in associazione ad altre sostanze, ed è possibile che i profili di sicurezza di queste formulazioni non siano ancora ben noti, perché neppure ben studiate dal punto di vista farmacologico.

Quali possono essere le cause alla base dei casi di epatite colestatica?

Alla base di un danno epatico di questo tipo possiamo avere una infezione virale, così come un’epatite auto-autoimmune o tossica (da alcool, farmaci, erbe…), piuttosto che una colangite biliare, patologie delle vie biliari e pancreas, in primis la calcolosi delle vie biliari, ma anche cirrosi e neoplasie, così come patologie sistemiche con riacutizzazioni a discapito della funzione epatica come ad esempio alcune fasi della insufficienza renale. 

Quali gli sviluppi auspicabili della vicenda per il settore e per i controlli a tutela della sicurezza del consumatore?

Per la valutazione oggettiva del fenomeno ritengo indispensabile un’analisi metodologicamente estesa, corposa e rigorosa, ed una fitovigilanza attiva e non solo passiva. Mi spiego meglio. La necessità di un sistema di fitovigilanza fu proposta dal sottoscritto ormai 25 anni fa al congresso di fitoterapia di Castiglioncello nel 1995. Il sistema è diventato poi attivo nel 2001 (AUSL di Empoli) e quindi istituzionale (ISS) dal 2002. Le finalità: ricevere segnalazioni su possibili reazioni avverse correlate a integratori, prodotti erboristici, medicinali galenici, insomma i cosiddetti “prodotti naturali” non registrati come medicinali, per i quali esiste il sistema di farmacovigilanza. Alle segnalazioni segue un’analisi del caso, della letteratura e valutazioni utili a stabilire il nesso di causalità tra reazione avversa ed assunzione del prodotto. Ma non sempre le cose sono così semplici come potrebbe apparire. Sappiamo bene delle difficoltà che nascono ad esempio da preparati vegetali inseriti in integratori o prodotti erboristici molto diversi tra loro, per la presenza di altre piante o sostanze attive, talvolta anche numerose. E quindi una eventuale attribuzione di responsabilità risulta talvolta difficile, se non impossibile. Importante certo è segnalare, perché questo aumenta il numero dei casi disponibile da analizzare potendo meglio fare valutazioni di carattere generale su di uno specifico argomento, migliorando la capacità di analisi ed approfondimenti. Così come ora sta succedendo con le epatiti correlate alla Curcuma. La recente possibilità di segnalazione online (www.VigiErbe.it) ha certo contribuito ad aumentare i report, che abitualmente non superano il 10 % delle reazioni. E il numero dei casi apparso in questi mesi potrebbe quindi essere dovuto anche soltanto ad una maggiore sensibilizzazione verso la segnalazione in generale. Ma si tratta pur sempre di un sistema di fitovigilanza passiva, che può consentire un’analisi solo delle segnalazioni spontanee. Perché spesso non è neppure sufficiente un’analisi dei dati che provengono dai clinical trials. Importante a questo punto sviluppare altre modalità  di fitovigilanza attiva ed analisi sistematiche che consentano di analizzare un corpus di materiale con metodologie rigorose. E questo è possibile, basta volerlo ed avere a disposizione le risorse necessarie. Con un obiettivo: fare chiarezza e dare sicurezza a tutti, in primis alle persone che assumono i prodotti naturali, ma anche ai professionisti, ma anche alle aziende che investono in ricerca e che producono.

Io non mi limiterei a dare generiche indicazioni di cautela nell’uso della Curcuma per i soggetti che abbiano pregresse o latenti patologie epato-biliari o del sistema digerente, perché questo potrebbe ad esempio essere fuorviante e contribuire a ridurre, anche in modo non appropriato, l’uso della Curcuma proprio per certi pazienti per i quali la Curcuma potrebbe essere invece molto utile, come ad esempio i soggetti con forme di epatite cronica o  patologie infiammatorie intestinali. Non possiamo rischiare di sentirsi quasi obbligati richiedere analisi del sangue ed ecografie indiscriminatamente prima di usare la Curcuma per il timore di patologie latenti. Così come non possiamo rischiare di veder tolta dal mercato una pianta, o i suoi preparati, solo per la presenza di indizi. Occorrono prove. Ed occorre per questo lavorare ancora molto bene sulla casistica clinica, ripeto, anche con altre metodologie di analisi estese, corpose e rigorose, attive e non solo passive.  Per dare a Cesare quello che è di Cesare, certo, ma solo quello.

 

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