Data pubblicazione: Mar 22 Dicembre 2020| Categoria: Cosa c'è di nuovo

Una panoramica sul settore degli integratori, della salute e della nutrizione in Europa

Una recente survey condotta da NutraIngredients.com ha analizzato il comparto degli integratori alimentari al fine di individuare le opinioni e le questioni che destano maggiore attenzione in questo settore, così come in quello della salute e della nutrizione. La ricerca è stata condotta su oltre 200 professionisti del settore su tematiche quali: investimenti, innovazione, ingredienti, scienze dell’alimentazione e formulazione dei prodotti, etichettatura, contenziosi, regolamentazione, tendenze dei consumatori, nuovi prodotti e nuove tecnologie.

L’indagine è iniziata dall’analisi del sentiment di mercato e le risposte raccolte al riguardo hanno confermato una generale incertezza e un cambiamento del panorama aziendale nel 2020 che molto probabilmente continuerà fino al 2021.

Rispetto alla domanda relativa all’impatto positivo del Covid-19 sui margini di profitto della propria azienda quest’anno, le risposte hanno messo in evidenza che la pandemia non ha avuto un effetto significativo in questo senso sui fatturati, portando ad affermare che qualsiasi effetto sul margine di profitto sia da considerarsi temporaneo e non enormemente dannoso per i piani a lungo termine delle società.

Molte aziende hanno subito a causa della pandemia un blocco della propria attività, altre hanno colto l’opportunità di adattare la propria offerta di prodotti e servizi in risposta alla pandemia stessa. Dall’indagine risulta che circa la metà dei rispondenti (47%) è d’accordo con l’adozione da parte delle aziende di un approccio agile e veloce dei modelli di business e delle strategie a lungo termine in risposta al COVID-19. Il 18% è invece in disaccordo, il 16% in forte accordo e il 16% né d’accordo né in disaccordo con la domanda. Solo il 3% non è d’accordo con la dichiarazione, il che può essere attribuito a coloro che lavorano per aziende di più grandi dimensioni e possono perciò meglio assorbire gli effetti negativi della pandemia, continuando ad operare in una situazione simile alla normalità.

La velocità assunta dal COVID-19 nel 2020 ha avuto effetto in particolare sull’innovazione dei prodotti, come ha dichiarato il 45% degli intervistati, seguita dal settore del Marketing, come afferma il 34%. Reazioni analoghe sono state osservate anche nei settori degli investimenti (28%), della ricerca (26%) e della gestione (23%). Solo il 20% degli intervistati identifica l’e-commerce come un’area su cui il COVID-19 ha avuto il maggiore impatto, per via in particolare del successo riscosso dal retail online.

In particolare, quando è stata posta questa domanda, molti hanno lamentato al riguardo l’assenza di eventi live. Alcuni intervistati hanno aggiunto che la chiusura delle fiere ha avuto un impatto negativo sullo sviluppo di nuovi prodotti, rendendo molto più difficile l’incontro dei colleghi faccia a faccia. Agli intervistati è stato, inoltre, chiesto di commentare le ricadute che la Brexit ha o avrà sulle pratiche commerciali e sugli sviluppi futuri e anche in tal caso è emersa molta incertezza. La metà (51%) dei rispondenti condivide, infatti, un sentimento di incertezza generale in quanto non si esprime né d’accordo né in disaccordo con la domanda. Leggermente più coraggioso è il 18% degli intervistati che concorda sul fatto che la Brexit ha avuto e/o avrà un effetto negativo sulla propria azienda, seguito dal 15% che non è d’accordo con la domanda.

Con l’entrata in vigore, il 1º gennaio 2021, delle nuove norme commerciali che definiscono le relazioni UE-Regno Unito, le prospettive che emergono non sono del tutto positive e ciò in parte è dovuto all’approccio del governo britannico che ha infuso poca fiducia nell’industria alimentare e nutrizionale.

Passando all’ambito social, invece, il 42% degli intervistati afferma che quest’anno la propria azienda stia utilizzando di più i social media. Una percentuale che potrebbe anche aumentare in relazione alla maggiore facilità nell’utilizzo dello strumento e all’efficacia dei costi.

Trasparenza, sostenibilità e social mission sono concetti che vengono ora maggiormente considerati dalle imprese in quanto i consumatori chiedono sempre più responsabilità per i prodotti acquistati, in particolare per quelli legati alla sfera della salute e del benessere. A conferma di questo ciò che è emerso quando si è chiesto se avere un social purpose stia diventando sempre più importante per i consumatori, oltre la metà (56%) si è dichiarato d’accordo, il 24% persino fortemente d’accordo. Oltre la metà dei rispondenti (52%), inoltre, concorda con il fatto che la maggior parte delle imprese stiano adottando un approccio proattivo per affrontare in modo più ampio il quadro ambientale. Solo il 5% non è d’accordo e l’1% è totalmente in disaccordo con questa affermazione.

L’acquisto di integratori on-line sta diventando sempre più importante per molti consumatori, sia giovani sia anziani, che prediligono la comodità di acquistare marchi di fiducia e provati con un semplice clic. Questo si riflette nei risultati emersi: il 48% degli intervistati concorda o è fermamente d’accordo che la propria azienda abbia investito nell’e-commerce in risposta ad una domanda sempre più crescente. Tra gli altri intervistati, il 34% afferma di non essere né d’accordo né in disaccordo con quanto affermato; il che non significa che le aziende non siano interessate a questo ambito, ma che hanno fatto progressi con le operazioni di e-commerce da ormai parecchio tempo, non solo in questi ultimi anni. Solo il 18% non è d’accordo o è fortemente in disaccordo con l’affermazione, che riflette il passaggio all’online da parte della quasi totalità delle aziende.

Inoltre, emerge l’importanza di offrire un servizio personalizzato ai propri clienti. Il 50% dice di essere d’accordo o fortemente d’accordo sul fatto che la propria azienda collabori con altri per offrire un approccio più personalizzato.

Un altro ambito in continua evoluzione è il panorama normativo, considerato difficile da affrontare per molti, che commentano le incoerenze, la mancanza di chiarezza e i processi di approvazione che richiedono parecchio tempo. Ciò si riflette nel fatto che il 48% afferma che gli attuali criteri dell’EFSA in materia di indicazioni sulla salute sono troppo difficili da soddisfare. La sospensione temporanea delle valutazioni delle indicazioni sulla salute relative alle sostanze botaniche da parte della Commissione europea salta subito alla mente in questa sede in quanto la tanto attesa relazione potrebbe essere ulteriormente ritardata a causa della pandemia. Nonostante i vari ostacoli, ben il 73% è d’accordo o è fermamente d’accordo sul fatto che le norme di sicurezza dell’UE per gli integratori e gli alimenti funzionali siano corrette e severe.

Altrettanto incoraggiante è il 68% delle risposte che riconosce i benefici del registro delle indicazioni sulla salute dell’UE per l’industria degli alimenti e integratori funzionali.

Alla luce di questi dati è, perciò, possibile affermare che le autorità dell’UE sembrano avere la fiducia del settore in quanto il 64 % ne riconosce il buon lavoro nel fissare i livelli massimi di vitamine, minerali e altri nutrienti.

Ma la domanda più difficile posta dal sondaggio fa riferimento alle aree di business da considerare chiave per il prossimo anno. Di gran lunga la risposta più popolare è stata “New Product Development” (NPD). Questa è una risposta che non sorprende, considerando la direzione che le aziende stanno seguendo durante questa pandemia. L’interesse dei consumatori si sta orientando fortemente verso i prodotti di supporto al sistema immunitario e ingredienti, come vitamine e botanicals. Anche i servizi volti a supportare lo sviluppo di nuovi prodotti, così come il Marketing, l’R&D e tutto ciò che ha a che fare con lo sviluppo del business vengono menzionati frequentemente. Così lo sviluppo della digitalizzazione sembra continuerà anche in un prossimo futuro attraverso le attività di e-commerce, la comunicazione web, i negozi online che sono spesso citate come aree oggetto di ulteriori investimenti.

Circa le aree chiave del mercato nei settori analizzati non emergono grandi sorprese. Vitamine e minerali (47%), prodotti botanici ed erbe (45%), nutrizione sportiva (41%) e prebiotici/probiotici (entrambi 36%) sono, infatti, le aree chiave in cui le aziende prese in esame hanno interessi commerciali.

Il tema della personalizzazione si estende alle categorie di prodotto in cui le aziende vogliono essere presto attive. La nutrizione sportiva (11%) e i pre/probiotici (10% / 9%) sono aree in cui la personalizzazione sta già avendo un grande impatto poiché gli atleti cercano approcci su misura per il miglioramento delle proprie prestazioni sportive.

La categoria delle proteine alternative è da tenere in considerazione, visto che il 20% delle aziende dichiara di voler entrare in questo settore in futuro. Un ambito che è correlato all’aspetto della sostenibilità che è attualmente in cima all’agenda di ogni azienda.

I settori di nicchia, come il CBD o cannabidiolo (9%), la nutrizione nella prima infanzia (19%), la nutrizione clinica (23%) e altri lipidi e oli nutrizionali (24%), sono rimasti in sordina. Il 55% delle aziende intervistate afferma, infatti, di non avere intenzione di esplorare queste aree. Più interessanti sono, invece, le aree in cui le aziende saranno presto attive o sperano di esserlo in un prossimo futuro. In quest’ottica, la nutrizione personalizzata ha avuto la meglio con il 13% delle aziende che presto saranno attive in questo settore e il 21% che spera di potersene occupare in futuro.