Data pubblicazione: Mer 26 Marzo 2014| Categoria: Cosa c'è di nuovo

Vitamina D: prescrizioni inappropriate secondo l’Aifa

La Vitamina D diventa un “sorvegliato speciale” dell’Agenzia del farmaco. Lo ha sottolineato Luca Pani, Direttore generale dell’Aifa, in occasione della presentazione del Rapporto OsMed “L’uso dei farmaci in Italia”, curato dalla stessa Agenzia, lo scorso 7 febbraio a Roma.
Alla base di questa considerazione i dati sull’andamento dei consumi resi noti da Euromonitor International secondo cui tra il 2007 ed il 2012 è stato registrato il tasso annuo di crescita composto (vale a dire il tasso di accrescimento di media durante parecchi anni), più alto (20%) dell’intero comparto.
 
“Il tasso di crescita annuo composto di questa vitamina è pari al 20% in tutto il mondo e in Italia produce un mercato” ha commentato Pani “che ammonta a 187 milioni di euro su base annua. L’AIFA ha guardato con attenzione i dati e ciò che emerge è che ad essere in aumento è il consumo di vitamina D da sola (+17,6% rispetto al 2012), mentre è in riduzione il consumo di farmaci a base di calcio in combinazione con Vitamina D (-3,6% rispetto al 2012) e quello del calcio da solo è costante. In poche parole ci troviamo di fronte a prescrizioni di Vitamina D non appropriate, ad esempio per le diete dimagranti, non sostenuto dalle evidenze scientifiche”.
 
A livello regionale il consumo di Vitamina D ed analoghi presenta un’ampia variabilità, con i livelli più elevati in Puglia, Abruzzo e Molise, mentre quelli più contenuti si registrano in Valle d’Aosta, Piemonte ed Umbria.
 
Il Dott. Pani fa una disanima rilevante sull’epidemia prescrittiva della vitamina D ad alto dosaggio e non ha assolutamente torto circa la scarsa appropriatezza prescrittiva della Vitamina D come farmaco” ha osservato il Dott. Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, farmacologo dell’Università di Bologna “E’ invece scorretta la conclusione che trae circa il fatto che la non appropriatezza si giudichi dal fatto che venga spesso prescritta non in associazione al calcio: la carenza di calcio nella dieta è infatti un fenomeno relativamente raro in Italia, mentre la carenza di vitamina D è certificata da dosaggi di laboratorio frequentemente bassi in popolazione generale, specie nei soggetti anziani.”
 
Oltre all’inappropriatezza prescrittiva, l’Aifa riferisce della mancanza di una certezza scientifica dei benefici derivanti dall’assunzione di Vitamina D, conclusione cui sono giunti gli studiosi che hanno realizzato due review pubblicate sulla rivista The Lancet (“Effects of vitamin D supplements on bone mineral density: a systematic review and meta-analysis” The Lancet, Volume 383, Issue 9912, Pages 146 – 155, 11 January 2014 e “Vitamin D status and ill health: a systematic review” The Lancet Diabetes & Endocrinology, Volume 2, Issue 1, Pages 76 – 89, January 2014).
 
Sulla sua potenziale non efficacia in termini di prevenzione delle fratture in soggetti senza fattori di rischio per osteoporosi, è sempre da tenere in considerazione il fatto che se si integra dove non necessario non si vede un effetto positivo. E’ come dare un gastroprotettore a chi non soffre di patologia dispeptica.” ha continuato Cicero “Diverso è il discorso della vitamina D utilizzata come integratore, la cui finalità è prevalentemente quella di compensare nell’ambito fisiologico deficit di sintesi legati per lo più ad una scarsa esposizione alla luce solare per questioni climatiche, vita in città, attività lavorative al coperto, etc. Per quanto riguarda le indicazioni di impiego, la letteratura scientifica è ricca di segnalazioni relative al fatto che la vitamina D possa essere ridotta in numerose condizioni patologiche, ma non è ancora totalmente chiaro se questo sia una causa o un effetto. Ciò non toglie che la vitamina D sia fisiologicamente coinvolta in un ampio numero di attività che vanno dal mantenimento della fisiologica omeostasi del calcio e della sua fissazione nelle ossa ad azioni di modulazione del sistema immunitario e del sistema renina-angiotensina-aldosterone, quindi una integrazione finalizzata al mantenimento di vitamina D ematica nei valori di normalità non ha alcuna controindicazione ed è al contrario auspicabile.”
 
Si ricorda che il regolamento (UE) n. 432/2012 sancisce sette claims sulla vitamina D, validati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e legittimamente spendibili per gli integratori alimentari. Oltre le indicazioni sulla salute che riguardano il mantenimento di ossa normali, il contributo al normale assorbimento/utilizzo del calcio e del fosforo, sono anche riconosciuti alla Vitamina D effetti benefici sulla salute come il mantenimento della normale funzione muscolare e l’intervento nel processo di divisione cellulare.