Zinco, Vitamina D3 e Omega-3: effetti favorevoli per il nostro sistema immunitario

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Favorevoli effetti di modulazione dell’attività del nostro sistema immunitario, da parte dello zinco, della vitamina D3 e degli acidi grassi omega-3 a lunga catena (EPA e DHA), emergono da due recenti lavori scientifici, il primo pubblicato sul BMJ Open ed il secondo presentato al congresso annuale dell’American College of Rheumatology. Ambedue gli studi presentano alcune caratteristiche che li rendono di potenziale interesse, analizzati nei paragrafi successivi.

La metanalisi pubblicata sul BMJ open da Jennifer Hunter (1), una ricercatrice australiana, suggerisce che un’integrazione a base di zinco possa contribuire a ridurre la frequenza e la durata delle infezioni del tratto respiratorio superiore, valutate sulla base della presenza dei loro sintomi classici, come tosse, raffreddore, irritazione o dolore alla gola. Il risultato non è di per sé particolarmente sorprendente: è ben noto che lo zinco è coinvolto nel controllo e nella modulazione dei processi immunitari ed infiammatori dell’organismo. Nonostante l’eterogeneità degli studi considerati, che hanno previsto diversi livelli di integrazione, diverse formulazioni e diverse via di somministrazione, è infatti emersa una modesta ma significativa riduzione dei casi di patologia osservati, e comunque un decorso più favorevole tra i soggetti che avevano assunto lo zinco o rispetto a quelli che avevano assunto invece il placebo.

Gli aspetti da sottolineare, tuttavia, sono almeno due: da un lato i ricercatori australiani hanno considerato e metanalizzato i soli studi randomizzati e controllati (n=28) contro placebo, che sono, come è noto, quelli con maggiore affidabilità scientifica, ed i soli in grado di accertare l’esistenza di una relazione causale tra il trattamento adottato e gli effetti osservati; dall’altro i soggetti arruolati negli studi oggetto della metanalisi non erano necessariamente carenti di zinco: suggerendo quindi un possibile ruolo di questo metallo che va oltre il classico concetto della supplementazione da istituire nel caso l’apporto alimentare dello zinco stesso non sia sufficiente.

Gli autori hanno precisato, del tutto opportunamente, che il loro studio non ha considerato gli effetti dello zinco sulle patologie da Covid-19.

Il secondo studio nasce in un contesto del tutto differente: nell’ambito di un grande trial randomizzato e controllato, che ha valutato gli effetti della vitamina D3 da sola o in combinazione con gli omega-3 a lunga catena sull’incidenza di eventi di natura cardiovascolare o tumorale (lo studio VITAL) (2), gli autori hanno valutato l’eventuale differenza nella comparsa di malattie autoimmuni tra i gruppi randomizzati ai diversi trattamenti sperimentali testati. Il presupposto teorico dello studio nasce dal fatto che sia gli omega-3 e sia la vitamina D3 sono stati associati, negli studi osservazionali, ad una ridotta incidenza di queste patologie.

Le caratteristiche principali dello studio VITAL sono note: circa 26.000 partecipanti dell’età media di 67 anni sono stati randomizzati ad un trattamento con vitamina D3 (2000 IU/die) e/o omega-3 a lunga catena (1000 mg/die) o un placebo, con un follow-up mediano di 5,3 anni. È stata valutata, in questo periodo di tempo, l’incidenza totale delle malattie autoimmuni, inclusa l’artrite reumatoide, la polimialgia reumatica, le malattie autoimmuni della tiroide, la psoriasi.

Valutando complessivamente l’efficacia dell’intervento si è osservato che nei tre bracci di trattamento attivo (vitamina D3 da sola, omega-3 da soli, o la combinazione di questi due principi attivi) l’incidenza delle patologie autoimmuni si era ridotta del 25-30% (3).

Un risultato di evidente interesse, alla luce del fatto che le patologie autoimmuni considerate, per la loro cronicità, hanno un forte impatto sulla qualità della vita delle persone colpite e dei loro caregivers (oltre che comportare costi sanitari e sociali di rilievo), ma anche, al tempo stesso, con solidi presupposti teorici: gli omega-3 a lunga catena hanno infatti funzioni ormai ben note nella risoluzione di processi infiammatori ed immunitari, grazie alla loro attività “resolvinica”; l’effetto di modulazione della vitamina D su questi fenomeni, d’altra parte, è altrettanto noto ed accertato.

Questi due lavori, condotti con metodologie rigorose (sono entrambi basati, vale la pena di ricordarlo, su soli studi randomizzati e controllati), suggeriscono quindi la capacità dello zinco, della vitamina D3 e degli omega-3 a lunga catena di influenzare in modo favorevole la comparsa o l’evoluzione di fenomeni assai diversi, ma caratterizzati da una non corretta interazione tra il sistema immunitario dell’organismo e fattori scatenanti esterni. Essi ci ricordano che, utilizzata secondo modalità dirette e basate sull’evidenza scientifica, l’integrazione dietetica può ottenere risultati di grande interesse clinico e pratico, per ora solo in parte accertati.

 

  1. Hunter J, Arentz S, Goldenberg J, et al. Zinc for the prevention or treatment of acute viral respiratory tract infections in adults: a rapid systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. BMJ Open 2021;11:e047474. doi: 10.1136/bmjopen-2020-047474
  2. Manson JE, Cook NR, Lee IM et al.; VITAL Research Group. Marine n-3 Fatty Acids and Prevention of Cardiovascular Disease and Cancer. N Engl J Med 2019; 380(1):23-32. doi: 10.1056/NEJMoa1811403. Epub 2018 Nov 10. PMID: 30415637; PMCID: PMC6392053
  3. Hahn J, Cook N, Alexander E et al. Vitamin D and Marine n-3 Fatty Acid Supplementation and Prevention of Autoimmune Disease in the VITAL Randomized Controlled Trial. American College of Rheumatology meeting 2021, Abstract Number: 0957

Articolo a cura del Prof. Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, per FederSalus

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